La fame come genocidio
24 Luglio 2025A Gaza si muore di pane, nel silenzio, complice e compiacente, del nostro Occidente

In questi giorni, nel cuore di Gaza, bambini muoiono non sotto le bombe, ma tra le braccia vuote delle loro madri. Muoiono di fame. Un morso alla mela avariata che non c’è. Un sorso d’acqua contaminata. Una carezza al posto del pane.
Questa non è una carestia naturale. È una carestia programmata. Un atto deliberato. La fame è stata trasformata in un’arma di distruzione di massa, e il mondo intero — noi compresi — sta guardando altrove.
Il blocco totale degli aiuti, la distruzione sistematica delle infrastrutture civili, il bombardamento dei magazzini alimentari, l’assedio delle coltivazioni e delle fonti d’acqua: tutto risponde a una logica precisa. La fame a Gaza non è una conseguenza collaterale. È una strategia.
Chi affama un popolo lo fa per annientarlo. E chi assiste in silenzio diventa complice

Secondo l’ONU, oltre un milione di persone a Gaza si trovano in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica. Questo vuol dire che ogni giorno, ogni ora, uomini, donne e soprattutto bambini sono a rischio di morte per denutrizione acuta. Tutto ciò mentre i convogli umanitari vengono bloccati, ostacolati, presi di mira.
Le immagini dei corpi scheletrici, delle madri che non riescono più ad allattare, dei neonati che muoiono per disidratazione, dovrebbero occupare le prime pagine dei nostri giornali, dovrebbero scuoterci nel profondo. Invece restano confinate nei margini della coscienza occidentale, troppo spesso piegata alla realpolitik, troppo timorosa di disturbare gli equilibri internazionali.
Ma quale equilibrio può reggere sull’ossatura fragile di un bambino palestinese morto di fame?
No, non possiamo tacere. E non possiamo accettare che l’Italia, l’Europa, l’Occidente democratico si girino dall’altra parte per non vedere. Perché ciò che accade a Gaza oggi non è solo una tragedia: è un crimine contro l’umanità.
E il tempo delle parole prudenti è finito
Chiediamo con forza:
- Un embargo immediato sulla vendita di armi a Israele fino al cessate il fuoco e alla riapertura totale dei corridoi umanitari.
- L’invio urgente di aiuti alimentari e medici internazionali sotto protezione ONU.
- Il riconoscimento, da parte dell’Italia e dell’Unione Europea, dello Stato di Palestina.
- Un’indagine indipendente e internazionale sui crimini commessi, compreso l’uso sistematico della fame come arma.
In un tempo in cui si può morire per aver chiesto un tozzo di pane, la nostra voce deve essere più forte che mai. Non solo per Gaza. Ma per non smarrire ciò che resta della nostra umanità.



