Quando la foglia di fico cade
18 Settembre 2025La stampa “molto locale” e il fastidio per chi sta con la Palestina
C’è un filo rosso (rosso, adesso ci daranno dei comunisti NdA) che lega due episodi recenti accaduti a Magenta: il flash mob in solidarietà al popolo palestinese e, a pochi giorni di distanza, la polemica scatenata contro Enzo Iacchetti per le sue dichiarazioni dure, dirette, senza fronzoli, a difesa dei palestinesi vittime di un massacro quotidiano.
Quel flash mob – lo ricordiamo bene – era stato subito descritto da una certa stampa online locale, molto locale, come un gesto “contro” il raduno regionale dei bersaglieri. Una lettura, volutamente, distorta, tesa a creare contrapposizioni e separazioni. Una lettura che sfiorava il grottesco, tanto da arrivare ad attribuire la paternità dell’iniziativa a un partito, quando invece la realtà era molto più semplice e limpida: promotore era la cooperativa Rinascita, che infatti ha dovuto intervenire con un comunicato stampa per ristabilire la verità.
Ma la vicenda non si è chiusa lì
Oggi lo stesso giornale online torna a colpire, puntando il dito contro Iacchetti, reo – a loro dire – di aver “esagerato” nel difendere i palestinesi. Come se il vero problema non fosse il genocidio in corso, ma il tono con cui un artista osa denunciarlo.
E qui cade la foglia di fico. Perché è evidente che la difesa a spada tratta della manifestazione dei bersaglieri era solo un alibi, un pedestre tentativo di strumentalizzare la presenza dei fanti piumati in città.
E allora giù con travasi di bile, con articoli che dipingono i frequentatori di flash mob, come amici che si trovano al bar, che fanno tutto questo contro un evento in città che si svolgeva lo stesso giorno, gente che porta i bambini alle manifestazioni solo per aumentare il numero dei partecipanti, e altre amenità varie.
La verità è ben diversa !
La verità è che questo giornale non tollera che si alzino voci a favore della Palestina: non quelle pacate e risolute di un flash mob, non quelle dure e indignate di un attore che non vuole voltarsi dall’altra parte.
Il messaggio è chiaro: non se ne deve parlare. Né con dolce fermezza né con rabbiosa indignazione.
Quella che viene spacciata per cronaca, in realtà, è una campagna mediatica con un unico scopo: irridere, umiliare, sminuire chiunque oggi osi schierarsi con la Palestina libera e con i civili – uomini, donne, bambini – che muoiono ogni giorno sotto le bombe del terrorismo di Stato di Netanyahu.
Perché, alla fine, non è la “forma” che disturba.
È la sostanza: la verità che non si vuole sentire.
NB: Il Ticino: il fiume a cui l’immagine in apertura fa riferimento.


