Quando il confronto si dissolve e resta solo la propaganda
19 Maggio 2026C’è un dettaglio curioso nella vicenda del maxi Campus Data Center che dovrebbe sorgere a pochi passi dalle abitazioni e non lontano dal centro cittadino…
invece di incontrare direttamente i cittadini, guardandoli negli occhi e rispondendo alle loro domande, l’assessore competente ha scelto la via più comoda possibile.
Un’intervista in una radio locale, rilanciata sui social, senza contraddittorio, senza residenti, senza domande legittime anche se scomode.
In pratica una conferenza stampa mascherata da dialogo pubblico.
Del resto, perché affrontare una sala piena di cittadini preoccupati quando si può parlare indisturbati davanti a un microfono amico? Perché sottoporsi al fastidio del confronto democratico quando basta una diretta Facebook dai toni trionfalistici per trasformare un progetto altamente controverso in una presunta “grande opportunità per il territorio”?
Eppure qui non si parla della nuova piazza Liberazione o del restyling del centro della città. Si parla della costruzione di un campus data center dalle dimensioni abnormi, destinato ad avere un impatto enorme sul territorio, sul consumo energetico, sulla viabilità, sul paesaggio urbano e sulla qualità della vita dei residenti.
Un’infrastruttura che richiederebbe trasparenza assoluta, dati pubblici e soprattutto partecipazione reale.
E NO caro Assessore Gelli – non ci accontentiamo di sentirci dire che tutti i documenti sono pubblici e accessibili! È LEI che si deve preoccupare di mostrarli e soprattutto spiegarli in maniera chiara ai suoi cittadini!
Invece il copione è sempre lo stesso: prima si annuncia il “progresso”, poi si promettono sviluppo, innovazione e posti di lavoro – rigorosamente senza numeri verificabili – e infine si evita accuratamente ogni discussione concreta sui rischi. Quanto consumerà questa struttura? Quale sarà l’impatto acustico? Quali garanzie esistono sulla sostenibilità ambientale? Quanto aumenterà la pressione energetica? E soprattutto, perché collocarla così vicino alle case e al tessuto urbano?
Domande che evidentemente disturbano la narrazione entusiastica costruita a colpi di slogan.
L’intervista radiofonica è stata infatti un esercizio perfetto di comunicazione unidirezionale: tante parole, moltissimo entusiasmo, pochissimi dettagli. Una celebrazione preventiva di un progetto ancora pieno di interrogativi. Il tutto senza un singolo momento di vero confronto pubblico. Nessun dibattito aperto. Nessuna assemblea cittadina. Nessuna occasione in cui i residenti possano replicare, contestare o semplicemente chiedere chiarimenti.
La sensazione è che l’obiettivo fosse smorzare le voci che iniziano a circolare tra la gente e addomesticare il consenso. Perché il confronto diretto comporta un rischio: quello di dover spiegare davvero le cose. E spiegarle bene.
Fa sorridere – amaramente – che si continui a parlare di “trasparenza e partecipazione” mentre le decisioni più impattanti per il futuro urbano vengono raccontate come spot pubblicitari. La democrazia, però, non è una storia “social” e nemmeno una comparsata radiofonica senza contraddittorio.
Se l’amministrazione è davvero convinta della bontà del progetto, allora abbia il coraggio di organizzare un confronto pubblico vero, con cittadini, tecnici indipendenti, urbanisti, ambientalisti e opposizione. Non bastano le parole rassicuranti pronunciate davanti a un microfono. Servono dati, documenti e risposte precise.
E ci lasci il tempo di un’ultima battuta:
Tra le argomentazioni più surreali emerse nella difesa del maxi campus data center c’è quella secondo cui i legali del Comune avrebbero consigliato all’amministrazione di “non dire sempre no ai progetti dei privati”. Una frase che, già di per sé, meriterebbe di essere incorniciata come manifesto dell’urbanistica arrendevole.
Perché qui nasce una domanda semplicissima: ma quanti “no” sarebbero stati dati finora? Davvero il Comune sarebbe diventato improvvisamente una roccaforte anti-investitori? Esiste una lunga lista di progetti milionari bocciati? O siamo davanti all’ennesima formula buona per giustificare una scelta già presa?


