Il crollo del diritto e la vergogna del silenzio: la destra complice del disastro israeliano
20 Maggio 2026Mentre il diritto internazionale viene fatto letteralmente a pezzi in acque internazionali — tra sequestri di navi, spari, umiliazioni e il sistematico soggiogamento di un intero popolo — l’Occidente, e in particolare l’Italia a trazione Meloni, si scopre nuda e moralmente fallita. Per mesi abbiamo assistito a un balletto indegno di parole misurate, di distinguo geometrici e di un rifiuto categorico, quasi ossessivo, di pronunciare la parola “genocidio” o di condannare apertamente gli attacchi rasi al suolo contro paesi sovrani.
Fino a ieri, Giorgia Meloni e i suoi alleati hanno continuato a ripetere il mantra di Israele come “unica democrazia del Medio Oriente”, commettendo un errore storico e concettuale gravissimo. Una democrazia non si comporta come un’entità al di sopra di ogni legge umana e internazionale. Figure come Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir non sono leader democratici da accogliere con i tappeti rossi: vanno chiamati con il loro nome, ovvero criminali che rispondono solo alla logica del terrore istituzionalizzato e dell’espansione violenta.
Il livello di complicità del nostro governo ha toccato il fondo quando a Netanyahu è stato persino permesso di sorvolare tranquillamente il nostro spazio aereo, ignorando i mandati e la giustizia internazionale, senza che nessuno muovesse un dito per applicare la legge. Nel frattempo, i politici della destra nostrana e persino la seconda carica dello Stato si lanciavano in un’ironia spicciola e offensiva, “perculando” le flottiglie umanitarie e chiunque cercasse di portare solidarietà e aiuti concreti a una popolazione stremata.
Oggi, improvvisamente, si nota qualche timido posizionamento, qualche dichiarazione più sfumata. Ma non c’è etica in questo ravvedimento tardivo: c’è solo il terrore dei sondaggi che volgono al brutto e il peso di un orientamento pubblico chiaramente espresso. È una giravolta ipocrita che fa ancora più rabbia.
Questi leader politici dovrebbero solo fare una cosa: chiedere scusa e vergognarsi profondamente davanti ai cittadini e alla storia. Non si può barattare la dignità internazionale e la vita di migliaia di innocenti per meri calcoli elettorali.
Ecco la prosecuzione e il completamento dell’articolo, mantenendo lo stesso registro intransigente e focalizzando l’attacco sulla tragedia in corso a Gaza.
E mentre la politica nostrana si muoveva con il bilancino dei sondaggi, la realtà sul campo continuava — e continua tuttora — a consumarsi in tutta la sua brutale evidenza: il genocidio a Gaza non si è mai fermato. Un massacro sistematico, perpetrato sotto gli occhi di un mondo complice, che ha trasformato una striscia di terra in un cimitero a cielo aperto per migliaia di bambini, donne e civili inermi.
Quello che si sta consumando a Gaza non è “diritto alla difesa”, non è una risposta militare: è la scientifica cancellazione di un popolo, un crimine contro l’umanità perpetrato attraverso il bombardamento degli ospedali, la fame usata come arma di guerra, la distruzione di ogni infrastruttura vitale e il blocco criminale degli aiuti umanitari. Israele sta calpestando ogni singola linea rossa della convenzione di Ginevra, forte dell’impunità garantita da governi occidentali pavidi e silenti.
Continuare a tacere di fronte a questa carneficina, o peggio, tentare di giustificarla in nome di equilibri geopolitici, significa rendersi moralmente corresponsabili di una delle più grandi macchie della storia contemporanea. Chi non condanna oggi, senza se e senza ma, il governo israeliano e il suo disegno genocida, ha perso ogni diritto di parlare di democrazia, libertà e diritti umani.


