Perchè diciamo NO al Data Center
27 Maggio 2026Il “Mostro” da 300 MW all’Ex-Novaceta
Se abitate a Magenta, preparatevi, perché si sta parlando di un progetto che cambierà radicalmente il volto e l’ecosistema della nostra città per i prossimi decenni.
E no, purtroppo non si sta parlando di un nuovo parco o di una riqualificazione a misura di cittadino.
Al centro del mirino c’è l’area Ex-Novaceta e la colossale proposta di realizzarvi un Data Center.
Un tema caldo, caldissimo, che ha spinto l’intera coalizione di centrosinistra (PD, AVS, PSI, Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista) a fare fronte comune, rompere il silenzio e convocare un’assemblea pubblica per spiegare ai magentini cosa sta succedendo sopra le loro teste.
Ma guardiamo i numeri, perché sono proprio le cifre a fare impressione.
I numeri del progetto: un impatto colossale
Non stiamo parlando di quattro server in un seminterrato. I dati emersi dal comunicato delle opposizioni descrivono un intervento di proporzioni mastodontiche:
- Superficie: Un’area di circa 130.000 metri quadrati.
- Altezze: Edifici che toccheranno i 26,6 metri (pensa a un palazzo di oltre 8 piani).
- Energia: Una potenza elettrica assorbita di ben 300 MW (una quantità di energia mostruosa).
- Sicurezza/Inquinamento: 141 gruppi elettrogeni di emergenza alimentati a gasolio.
“Numeri che non possono essere liquidati come una semplice pratica urbanistica”, attaccano i promotori del “No”. E come dargli torto? Un impianto del genere incide sulla viabilità, sui consumi energetici del territorio e, potenzialmente, sull’inquinamento acustico e ambientale.
La critica: “Sviluppo sì, ma non calato dall’alto”
La posizione delle forze di centrosinistra non è un “no” ideologico alla tecnologia o al progresso economico. Il fulcro della protesta è il metodo.
L’accusa principale rivolta all’Amministrazione comunale è la mancanza di trasparenza. Manca un percorso di informazione reale, manca un confronto aperto con la cittadinanza. Il rischio, secondo le opposizioni, è quello di trovarsi davanti a un modello di sviluppo calato dall’alto, senza regole chiare e senza garanzie per chi, in quei territori, ci vive e ci lavora ogni giorno.
Il problema, tra l’altro, non è solo locale. La Lombardia sta diventando la “terra promessa” dei Data Center, ma la regolamentazione regionale attuale sembra essere un faro nel deserto: non garantisce tutele effettive ai cittadini.
L’appuntamento: la parola passa ai cittadini
Proprio per questo motivo, le opposizioni hanno deciso di muoversi autonomamente, depositando osservazioni sia alla convenzione urbanistica sia al Ministero dell’Ambiente.
Per illustrare queste azioni e fare chiarezza sui rischi del progetto, è stata organizzata un’assemblea pubblica che vedrà per la prima volta riuniti a Magenta i consiglieri regionali Simone Negri (PD), Onorio Rosati (AVS), Nicola Di Marco (M5S) e Stefano Amann (Rifondazione Comunista).
La chiusura del comunicato politico è un appello che suona come una sveglia per tutti i magentini: “Questa non è una battaglia contro il futuro. È una battaglia per decidere quale futuro vogliamo per Magenta. Perché se la politica non la facciamo noi, saranno altri a decidere al posto nostro.”
Voi cosa ne pensate?
È una grande opportunità di sviluppo economico per l’area Ex-Novaceta o un prezzo troppo alto da pagare per l’ambiente e la vivibilità di Magenta?
Ci vediamo all’assemblea pubblica per capire meglio. Restate sintonizzati, continueremo a seguire il caso.



