L’Occidente asservito: come il silenzio complice legittima il genocidio a Gaza

L’Occidente asservito: come il silenzio complice legittima il genocidio a Gaza

31 Luglio 2025 0 Di Giuliana Labria

Israele e l’equivoco mortale

C’è un pericolo che serpeggia in Occidente, in particolare in Italia, grande tanto quanto i crimini contro l’umanità commessi a Gaza dal governo israeliano, che ne sono, a ben guardare, la conseguenza.
Si chiama asservimento culturale incondizionato dell’Occidente alla “causa israeliana” qualunque essa sia e qualunque siano i mezzi con cui venga sostenuta.
Tale pretesa si basa su alcuni “teoremi” che dovrebbe essere cura di ogni persona libera e autenticamente democratica riconoscere e demolire pezzo per pezzo.

Il giustificazionismo


A fronte del genocidio in atto contro il popolo palestinese l’argomento che si continua ad opporre sono i fatti del 7 ottobre, che tutti hanno ripetutamente condannato. Come se il comportamento successivo di Israele fosse stata una giusta e proporzionata reazione e non uno steriminio in piena regola, ben oltre il concetto stesso di vendetta, e fuori da ogni norma di diritto internazionale. E come se le violenze e le vessazioni di Israele sui palestinesi fossero iniziate solo dopo il 7 ottobre, e non siano, come invece sono e sono state, una lunga sequela di fatti perpetrati da decenni da alcuni governi israeliani e da alcuni coloni , criminali e prevaricatori tanto quanto i terroristi di cui si lamentano di essere vittime.
In tutto questo desolante quadro resta ancora da capire come un esercito potente e i servizi segreti più efficienti del mondo non siano stati in grado di impedire che un manipolo di assassini di Hamas atterrasse tranquillamente sul territorio israeliano come se si trattasse di un raduno sportivo di deltaplani e commettesse indisturbato la strage del 7 ottobre. Questa non l’ho proprio capita, ma provare anche solo a porre una domanda equivale ad attirarsi le accuse di complottismo, senza, ovviamente, che nessuno si sia finora degnato di dare uno straccio di risposta.

Il negazionismo


“Non e’ vero che a Gaza si muore di fame”.
Le foto e i video che girano in tutto il mondo di bambini palestinesi morti per la denutrizione sarebbero, secondo le associazioni ebraiche e filo ebraiche e secondo diversi commentatori, dei “falsi” , frutto di manipolazioni propagandistiche.
Non importa se sono documentati dalle televisioni e dai giornali liberi di tutti i paesi del mondo. Forse non e’ un caso se l’esercito e la polizia israeliana sparano anche sui giornalisti.
Fa venire i brividi vedere come si neghi l’evidenza dei fatti con gli stessi argomenti con cui i nazifascisti negavano l’esistenza dei campi di sterminio e la Shoah, di cui i carnefici di oggi furono le vittime di allora. C’è da chiedersi, tremando dall’orrore, come sia possibile che le atroci sofferenze patite del popolo ebreo invece di costituire un antidoto contro le violenze future si siano rivelate, nel tempo, il seme, a volte colpevolmente coltivato, per il loro odio verso altri esseri umani.

La minimizzazione


Questa e’ una colpa gravissima, di cui , tranne qualche lodevole eccezione, l’Occidente e i suoi governi pavidi e ipocriti, pagheranno negli anni le pesanti conseguenze.
Non si possono sentire i belati con cui capi di Stato e ministri europei, Meloni e Tajani in primis, provano a giustificare l’ingiustificabile, che credono di compensare mandando qualche camion di generi alimentari a Gaza o portando qualche bambino palestinese in Italia per curarlo nei nostri ospedali a beneficio delle telecamere e dei social, in un quadro di totale mancanza di politiche sanzionatorie contro Israele.
Credo di non aver mai provato tanto schifo e tanto odio per questa sorta di lavaggio di coscienza collettiva a cui vorrebbero costringerci.

Il credito inestinguibile con la storia


Lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazifascisti e’ stata la tragedia più grande del ‘900. Ma questo non da diritto a chi l’ha subita di pretendere di avere sempre ragione e di avere tutti dalla propria parte, alimentando un perenne senso di colpa collettivo e accuse di antisemitismo se solo ci si permette di muovere una critica.
Il mondo deve avere il coraggio di dire che adesso il persecutore e’ Israele, il pericolo e’ Israele, e che per questo va fermato con qualsiasi mezzo.

L’equivoco della sufficienza della democrazia


L’essere Israele l’unica democrazia del Medioriente non e’, di per se, una condizione sufficiente per garantire la pace. Si può essere una democrazia e al tempo stesso si può essere prepotenti, prevaricatori, aggressivi e violenti nei confronti di altri Stati. Senza contare che l’essere una democrazia e’ un’aggravante e non un’attenuante delle colpe di Israele. Nethanyau e’ stato eletto democraticamente e la maggior parte degli israeliani condivide la sua politica.
Ciò rende gli israeliani, ovviamente non tutti, ma per la gran maggioranza, corresponsabili delle sue nefandezze, il che renderà’ sempre più difficile l’esercizio ( teoricamente corretto) di distinguere un popolo dai suoi governanti. Solo nel caso della dittatura e’ possibile distinguere un popolo dai suo governanti. In tutti gli altri casi no, a meno di smentire il concetto stesso della rappresentanza, che della democrazia e’ il fondamento.

In questo scenario, nel quale possono operare concretamente solo i governi, mentre i cittadini sono oggettivamente impotenti, fare chiarezza sui pensieri e sulle parole e’ essenziale.
Abbiamo il dovere e di riconoscere e di combattere con tutti i mezzi l’antisemitismo, che purtroppo sta riemergendo prepotentemente come un cancro latente, ma allo stesso modo abbiamo il dovere di combattere con altrettanta forza il sionismo, l’idea suprematista, colonialista , violenta e prevaricante di Israele.
Abbiamo il dovere di farlo e di farlo senza perdere tempo, altrimenti temo che per il futuro ci dovremo misurare con qualcosa di ben più grave che di un coro di insulti e di percosse contro una famiglia ebrea che in sosta all’autogrill.