Urlo contro l’odio
2 Ottobre 2025Chi applaude agli arresti e augura la morte merita soltanto la nostra condanna
In queste ore, mentre la macchina della giustizia fa il suo corso, nelle strade digitali della nostra città esplode un applauso che sa di veleno. C’è chi — incapace di empatia e logica — esulta per l’arresto di esseri umani e invia su social network messaggi carichi di auguri di morte. Parole che non hanno limiti, vomitate da chi riduce il dibattito a uno scherno becero e a un sadismo da bar.
Non si tratta di rabbia giusta: è cattiveria gratuita
È l’espressione brutta di un corpo sociale malato, allevato all’imbecillità dell’odio quotidiano. Sono quelli che passano la giornata a pontificare al tavolino del bar, a sgranocchiare risentimento e a lanciare sentenze su ciò che non conoscono. Sono spesso coloro che, paradosso amaro, beneficiano di tutele e di pensioni che permettono loro di starsene comodi a criticare chi è più sfortunato. Parlano di tasse, di Stato, di “aiutare gli stranieri” come se fossero slogan da stadio: mai un dato, mai un approfondimento, solo la fanghiglia della rabbia.
Quando la vulgata popolare sostituisce la verità, nascono mostri: gente senza formazione, che altera articoli del codice penale per sentirsi esperta; gente sgrammaticata nel linguaggio e nell’umanità. È così che la destra più sporca e cinica arruola il proprio esercito di tifosi: non combattenti di idee, ma picchiatori verbali, pronti a fare il lavoro sporco nell’italico conformismo.
Condanniamo questa cultura dell’istigazione
Condanniamo chi gioisce della sofferenza altrui. Ma non cediamo alla tentazione di replicare la stessa violenza morale con la violenza fisica o con inviti al linciaggio: rispondiamo con strumenti civili e decisi. Denunciamo gli haters, chiediamo responsabilità legali per chi istiga all’odio, sosteniamo le vittime e allarghiamo la rete della solidarietà. Organizziamoci nelle scuole, nelle piazze, sui social con informazione, contro-narrazione e politiche che combattano l’ignoranza che genera violenza verbale.
La destra si nutre di rancori irrisolti e di miserabili reclutamenti: smascheriamola. Chi professa odio non è un poveraccio da compatire, ma un nemico delle regole minime della convivenza. E contro chi vuole confondere il dolore con il piacere della vendetta, usiamo il solo strumento degno di una democrazia: verità, legge, mobilitazione civile e voto consapevole.
Non lasciamo che il rancore diventi norma.
Rispondiamo con urlo chiaro: qui non celebriamo la vendetta, qui pretendiamo giustizia, responsabilità e dignità.


