Simboli importanti ma non sufficienti
11 Gennaio 2026Cancellare l’educazione all’affettività nelle scuole significa rinunciare al futuro
Negli ultimi mesi stiamo assistendo a un arretramento grave e pericoloso sul terreno della formazione emotiva e relazionale delle nuove generazioni. La cancellazione e il ridimensionamento dei progetti di educazione all’affettività nelle scuole non rappresentano una semplice scelta amministrativa, ma una presa di posizione culturale che avrà conseguenze profonde sulla società che stiamo costruendo.
E’ di queste ore la triste notizia che, già all’interno delle nostre scuole cittadine, si stanno cancellando i progetti di affettività.
Cosa sono i progetti di affettività e perché sono fondamentali
I progetti di educazione all’affettività sono percorsi educativi che aiutano bambini e adolescenti a sviluppare competenze emotive, relazionali e sociali: la consapevolezza delle proprie emozioni, il rispetto dell’altro, il riconoscimento dei confini personali, la gestione dei conflitti, il valore del consenso, la prevenzione della violenza, degli stereotipi di genere e delle dinamiche di dominio.
Non si tratta di “ideologia”, ma di educazione alla vita.
Sono strumenti di crescita che integrano il ruolo insostituibile delle famiglie, affiancandole in un compito che oggi nessuno può affrontare da solo: formare persone capaci di relazioni sane, paritarie, responsabili.
Scuola e famiglia, insieme, sono i due pilastri che permettono ai nostri figli di diventare adulti più consapevoli, meno fragili, meno violenti.
Perché sono ancora più necessari in una cultura patriarcale
Viviamo in una società che, nonostante i progressi, conserva forti tratti patriarcali: modelli di potere maschile, possesso, controllo, sessismo strutturale.
In questo contesto non sorprende che il nostro Paese continui a registrare un numero inaccettabile di femminicidi, violenze domestiche, abusi psicologici ed emotivi.
La violenza non nasce nel momento del crimine: nasce molto prima, nei modelli educativi, nel silenzio sulle emozioni, nella normalizzazione della gelosia, del controllo, della prevaricazione.
I progetti di affettività intervengono proprio lì, nel punto in cui la violenza può essere prevenuta:
nell’educazione alle relazioni, nella decostruzione degli stereotipi, nella costruzione di una cultura del rispetto.
Tagliarli significa rinunciare alla prevenzione.
Una responsabilità politica gravissima
La scelta di questo governo di cancellare o svuotare questi progetti è una scelta politica e culturale che manda un messaggio chiarissimo: l’educazione emotiva non è una priorità, la prevenzione della violenza può aspettare, la crescita dei nostri figli viene subordinata a calcoli ideologici e propagandistici.
È una decisione miope, irresponsabile, che colpisce soprattutto i più giovani e le famiglie più fragili, lasciate sole davanti a problemi enormi che nessuna famiglia può affrontare senza il sostegno della comunità educativa.
Le panchine rosse: simboli importanti, ma non basta
Accogliamo con favore la diffusione delle panchine rosse nelle città, anche nella nostra Magenta, come segno di memoria, di denuncia, di sensibilizzazione.
Anche il nostro blog si è espresso contro chi ha cercato di ridicolizzare queste iniziative, perché la memoria e i simboli hanno valore.
Ma i simboli, da soli, non cambiano la realtà.
E qui emergono tutte le incoerenze di una certa politica locale: la stessa che si fa fotografare davanti alle panchine rosse, che proclama impegno contro la violenza di genere, ma non prende posizione quando il governo taglia i progetti di educazione affettiva nelle scuole.
Commemorare senza prevenire è ipocrisia.
Sensibilizzare senza educare è retorica.
Esporre simboli senza difendere gli strumenti concreti di cambiamento è solo propaganda.
Se davvero vogliamo ridurre la violenza, dobbiamo avere il coraggio di investire nell’unica vera rivoluzione possibile:


