Si muore ancora di lavoro

Si muore ancora di lavoro

12 Gennaio 2026 0 Di admin

La vergogna della morte di Pietro Zantonini

Nel 2026, in un Paese che si riempie la bocca di progresso, modernità e grandi eventi internazionali, un uomo è morto di freddo mentre lavorava.

Si chiamava Pietro Zantonini, aveva 55 anni, veniva da Brindisi ed era in Veneto per guadagnarsi da vivere.

È morto a –16 gradi, dopo dodici ore consecutive di turno, in un cantiere simbolo delle Olimpiadi invernali di Cortina.

È morto da lavoratore.
Ed è morto come uno schiavo.

Alle due di notte ha avuto un malore.
Ha provato a chiedere aiuto.
Ma il freddo, la stanchezza e l’assenza di protezioni adeguate hanno avuto la meglio.

Questa non è una fatalità.
Questa è una sconfitta collettiva.

Nel 2026 non è accettabile che un uomo venga lasciato per ore in condizioni estreme senza tutele, senza pause, senza garanzie.
Non è accettabile che la sicurezza venga dopo i turni, dopo i profitti, dopo le scadenze.
Non è accettabile che si continui a morire così, inermi, mentre si lavora.

La moglie di Pietro ha presentato denuncia. Il legale parla di turni massacranti e di assenza di tutele adeguate.
Ogni responsabilità dovrà essere accertata, certo.
Ma intanto un uomo non tornerà più a casa.

E qui non c’entrano le Olimpiadi come evento.
Qui c’entra una cultura del lavoro che ancora oggi considera le persone consumabili.
C’entra un sistema che troppo spesso accetta l’idea che il lavoro possa uccidere, come se fosse normale.
Non lo è.
Non lo sarà mai.

Morire di lavoro non è destino. È fallimento.
Fallimento delle regole, dei controlli, delle coscienze.
Fallimento di uno Stato che dovrebbe proteggere chi lavora e invece continua a contarne i morti.

Pietro Zantonini è morto facendo il suo dovere.
Ora tocca a noi fare il nostro: pretendere verità, giustizia e cambiamento.

Perché il lavoro dovrebbe dare futuro.
Non togliere la vita.

Un pensiero a Pietro,
alla sua famiglia,
e a tutte le famiglie che continuano a pagare il prezzo più alto
di una vergogna che non possiamo più tollerare.