Rogoredo, la Verità Scomoda e il Pericolo del “Diritto all’Impunità”
20 Febbraio 2026Ecco perché la giustizia non può e non deve perdere la propria autonomia
Mentre i riflettori della politica si accendono e si spengono a comando, le indagini della Procura di Milano sull’omicidio di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo stanno portando a galla uno scenario che va ben oltre il tragico errore operativo. Quello che inizialmente era stato dipinto come un atto di legittima difesa contro un “balordo” armato, si sta trasformando in un’inchiesta per omicidio volontario con contorni fangosi: sospetti di prove piazzate ad arte (una pistola a salve che sarebbe stata collocata vicino al corpo solo dopo lo sparo) e soccorsi chiamati con un ritardo ingiustificabile di 23 minuti.
La fretta di chi vuole “stare con” a prescindere
Eppure, ancor prima che la magistratura potesse raccogliere i primi rilievi, il coro del populismo giudiziario aveva già emesso la sua sentenza. Matteo Salvini, con la consueta tempestività social, ha tuonato: “Io sto col poliziotto”, stigmatizzando l’iscrizione dell’agente nel registro degli indagati come un’ingiustizia a prescindere. Non è stato il solo.
Anche nella nostra Magenta, qualche politico si è subito affrettato a esprimere, sui suoi profili social, solidarietà incondizionata, dimenticando che in uno Stato di diritto la solidarietà dovrebbe andare innanzitutto alla VERITA’.
Questo schierarsi “a prescindere” non è solo un esercizio di retorica; è un atto politico pericoloso che mette all’indice chiunque cerchi di fare chiarezza. Additare l’indagine come un attacco alle divise significa avvelenare i pozzi della convivenza civile.
Se la magistratura perdesse l’autonomia
Immaginiamo per un momento lo scenario auspicato da certi esponenti di governo: una magistratura sottoposta al potere politico, impossibilitata a indagare un agente senza il “permesso” del consenso elettorale. Se passasse la linea governativa — secondo cui non si dovrebbe neppure indagare chi indossa una divisa dopo uno scontro — le ombre di Rogoredo resterebbero tali per sempre.
L’indipendenza della magistratura non è un privilegio di casta, ma l’unico argine contro l’arbitrio. Senza magistrati liberi di verificare se quella pistola a salve sia stata davvero puntata o se sia stata “posata” da una mano amica per coprire un crimine, il cittadino — qualunque cittadino — perderebbe la garanzia di giustizia.
Lo “scudo legale” e l’inganno del referendum
Il Governo sta sfruttando casi come questo per spingere su “scudi legali” e riforme che mirano a indebolire l’autonomia dei giudici. La proposta di eliminare l’iscrizione automatica per gli agenti che dichiarano la legittima difesa è, nei fatti, una licenza di opacità.
Ecco perché il dibattito si sposta oggi sulle urne
Il prossimo referendum sulla giustizia non è un tecnicismo, ma una scelta di campo. Votare NO è necessario per impedire che il potere esecutivo metta le mani sul bilancino della giustizia.
Non vogliamo uno Stato che garantisce l’impunità in base alla casacca indossata, ma uno Stato che protegge le sue forze dell’ordine oneste proprio separandole con rigore da chi sbaglia o, peggio, depista.
La divisa merita rispetto, ma il rispetto passa per la trasparenza. Chi oggi chiede meno indagini, sta in realtà chiedendo meno democrazia.


