La qualità della vita è un bene comune, non una bandiera politica

La qualità della vita è un bene comune, non una bandiera politica

4 Giugno 2026 0 Di admin

Abbiamo letto in un articolo “ironico”, pubblicato su un giornale locale, un lungo elogio del fare contrapposto allo spiegare, a firma “Veleno di Dragonera”.

C’è però un dettaglio che sfugge all’autore:

i cittadini, non sono comparse, chiamate in causa una volta ogni cinque anni per mettere una croce sulla scheda e poi tacere davanti a qualunque decisione venga presa dall’amministrazione in carica.

Qui non stiamo discutendo di destra o di sinistra né soprattutto del PD (a cui vediamo lei è molto affezionato).

Stiamo parlando di un progetto che potrebbe sorgere a ridosso delle abitazioni e non lontano dal centro abitato, con impatti che meritano di essere valutati nel merito e non liquidati come il capriccio di qualche critico da salotto.

È curioso che chi invita tutti a guardare la realtà poi eviti accuratamente di entrare nei dettagli della realtà stessa: traffico, consumi energetici, emissioni acustiche, impatto ambientale, qualità della vita dei residenti.

Perché è lì che si misura la bontà di un progetto, non negli slogan sul “chi fa” e “chi spiega”.

Riqualificare un’area dismessa può essere un obiettivo condivisibile. Ma riqualificare non significa automaticamente fare bene. Altrimenti qualunque intervento sarebbe giustificato solo perché “qualcosa si è fatto”.

La vera fotografia politica non è tra chi costruisce e chi critica. È tra chi ascolta i cittadini e chi considera ogni osservazione un fastidioso intralcio alla narrazione del “Sindaco del Rinascimento”.

Per questo, caro Veleno di Dragonera, invece di limitarti a irridere chi solleva dubbi, hai l’occasione di un confronto diretto: vieni in assemblea, magari accompagnato dal nostro Sindaco e confrontati nel merito con chi dovrà convivere ogni giorno con queste scelte.

Perché applaudire un progetto da lontano è facile. Molto più difficile è viverci accanto.

E forse scoprirai che non siamo in una disputa tra tifoserie politiche. Siamo cittadini che chiedono una cosa molto semplice: essere ascoltati prima di ritrovarsi a vivere nella palude che altri hanno deciso per loro.