L’assessore equilibrista

L’assessore equilibrista

8 Giugno 2026 Off Di admin

L’assessore Gelli risponde con tono stizzito a una cittadina preoccupata per la realizzazione del Campus Data Center:

“Non so se ha notato ma la serata di Urbanamente aveva il patrocinio del nostro Comune ed io ero presente e sono pure intervenuto. Così per dire… Quanto al valore economico delle abitazioni, mi vuol dire che prima con un’area dismessa davanti alle stesse abitazioni, in cui erano presenti amianto, zolfo, acetato e idrocarburi, un’area in cui la sicurezza era una chimera e che da anni creava problemi, sia crollato? Facciamo fare una perizia e vediamo se i dati che ho in mano io sono diversi?”

Facciamo una premessa necessaria.

Urbanamente ha organizzato una serata di carattere tecnico e divulgativa per spiegare ai cittadini che cosa sia un Data Center. Un’iniziativa certamente utile e patrocinata dal Comune. Ma una cosa è spiegare cos’è un Data Center; altra cosa è spiegare nel dettaglio il progetto che dovrebbe sorgere a Magenta, i suoi impatti, le sue criticità e le sue conseguenze sul territorio.

Su questo punto l’amministrazione continua a confondere informazione generale e confronto pubblico. La prima c’è stata. Il secondo, quello vero, continua a mancare.

L’assessore ricorda che l’area ex Novaceta era degradata e necessitava di una bonifica. Verissimo. Nessuno rimpiange l’abbandono, né l’amianto, né il degrado industriale.

Ma da quando la scelta è diventata tra una ferita aperta e un gigantesco complesso industriale energivoro?

Il ragionamento sembra essere questo: siccome i residenti convivevano già con un problema, allora dovrebbero accettarne uno nuovo senza fare troppe domande.

Come se la bonifica di un’area dovesse automaticamente giustificare qualsiasi progetto venga successivamente realizzato!

Eppure resta una domanda semplice: il nuovo insediamento sarà davvero meno impattante di quello precedente?

L’ex Novaceta, per quanto problematica, era una realtà industriale ormai ridimensionata e inattiva. Il Campus Data Center, invece, si presenta come un intervento di scala enorme, destinato a modificare profondamente il quartiere e l’intero assetto urbano della città.

Definirlo “riqualificazione” senza discutere apertamente dei suoi effetti, rischia di essere più un’operazione di marketing con tanto di assegno in bellavista, che una informazione completa.

Non contento, l’assessore in un successivo post aggiunge:

“Il confronto si fa e si farà ma non con chi si nasconde per chissà quali motivi e soprattutto quando avremo tutte le risultanze della VIA nazionale, non con i se e con i ma.”

Ed è qui che nasce il vero problema.

Perché il confronto dovrebbe arrivare soltanto alla fine?

Perché i cittadini dovrebbero attendere le conclusioni degli iter autorizzativi per ricevere spiegazioni dettagliate e poter porre domande ai tecnici?

La partecipazione pubblica non dovrebbe servire proprio a discutere i progetti prima che le decisioni siano sostanzialmente prese?

Da anni questa operazione procede nei corridoi della politica e degli uffici. Da anni se ne parla tra amministratori, investitori e addetti ai lavori. Eppure i cittadini hanno scoperto l’esistenza dell’operazione quasi per caso, quando ormai le decisioni fondamentali erano già state prese.

È questo che alimenta diffidenza e preoccupazione.

Non le opposizioni, non i “se” e non i “ma”. La sensazione che chi vive il territorio venga considerato un semplice spettatore chiamato ad applaudire decisioni già confezionate.

Per questo l’amministrazione dovrebbe fare una scelta di trasparenza e coraggio politico.

Non bastano post sui social o dichiarazioni polemiche rivolte a singoli cittadini.

Serve un confronto pubblico vero.

Serve che l’Assessore Gelli e il Sindaco Del Gobbo ci mettano la faccia davanti ai residenti del quartiere interessato e davanti a tutta la città.

Perché il tema non riguarda soltanto qualche via confinante con l’ex Novaceta.

Riguarda il futuro di Magenta, il suo modello di sviluppo, la qualità della vita dei suoi abitanti e l’eredità che verrà lasciata alle prossime generazioni.

Se il progetto è davvero così vantaggioso come viene raccontato, allora lo si spieghi apertamente. Se invece esistono criticità, è giusto che i cittadini le conoscano.

La trasparenza non dovrebbe essere una concessione della politica. Dovrebbe essere il suo primo dovere.