Una favola della buonanotte

Una favola della buonanotte

12 Luglio 2026 Off Di admin

…per chi non vuole dormire

Mettetevi comodi, bambini grandi e piccini, perché stasera vi racconterò una storia. Una favola della buonanotte, anche se, a dire il vero, di “buona” questa notte ha ben poco.

C’era una volta, nel regno della Città del Colore, un cavaliere che arrivò dal passato (quanto lo amava il passato, non perdeva occasione di ricordalo). Non aveva un esercito, così decise di fondare la sua personalissima fazione. Si presentò al popolo parlando di un grandioso “Rinascimento”.

Prometteva protezione contro i draghi, scrigni pieni di monete per tutti e persino favolose fabbriche di cioccolato. Giurava che, sotto la sua guida, la Città del Colore sarebbe diventata il regno più migliorissimo del mondo. E i cittadini, che sognavano a occhi aperti, gli diedero fiducia e lo incoronarono.

Ma le favole, si sa, a volte nascondono delle insidie.

Passarono i mesi e di tutte quelle promesse non si vide nemmeno l’ombra di un cioccolatino.

Il vero colpo di scena, però, arrivò in un giorno qualunque dell’autunno del 2024. Il Signore del Rinascimento, stanco del suo stesso gioco, decise con un colpo di spugna che la sua fazione non doveva più esistere. Prese la pergamena del patto firmato con il popolo, la fece a pezzi e traslocò, armi, bagagli e castello, nelle file di un impero.

Un re si siede sul trono grazie al popolo; un viceré pensa che il trono sia suo e basta.

Oggi, a distanza di stagioni, quel cavaliere pensa che il popolo abbia la memoria corta. Così è uscito dal suo palazzo per impartire lezioni di morale, di impegno civile e di coerenza a chi, invece, non ha mai cambiato bandiera e ha sempre mantenuto la barra dritta.

Ci viene a dire, cari lettori: “Fate quello che dice la mia voce, non quello che hanno fatto le mie mani”.

Una storia che ai nostalgici del grande cinema ricorderà sicuramente un altro famoso nobile, il Marchese del Grillo, e il suo celeberrimo motto: «Perché io so’ io, e voi non siete…» beh, il resto della battuta la conoscete.

E così arriviamo ai giorni nostri.

Di fronte allo spettro dell’Ecomostro che minaccia la Città del Colore, l’Uomo del Rinascimento si è chiuso di nuovo nel suo castello. Non ascolta i saggi, non ascolta il popolo, non ascolta nessuno. Pretende di decidere da solo il destino di tutti noi.

Perché in fondo, nel suo castello, l’eco rimanda sempre la stessa identica voce: «Perché io so’ io…»

E vissero tutti felici e contenti? Questo, cittadini della Città del Colore, dipenderà solo da quando decideremo di svegliarci.

Buonanotte (forse).