Data center e innovazione
14 Settembre 2026La lectio magistralis che l’amministrazione avrebbe dovuto ascoltare
“Data Center e innovazione. Sviluppo ed impatto sul territorio e i suoi abitanti”
Un titolo rassicurante, con parole che, messe una dietro l’altra (innovazione e sviluppo) fanno sempre un certo effetto. Soprattutto quando ancora non si è capito esattamente che cosa si voglia riqualificare, quanto impatterà sul territorio e, soprattutto, cosa ne pensino quelli che sul territorio ci abitano.
Venerdì 11 settembre scorso, nell’aula consiliare, si è tenuto un incontro che ha avuto un grande merito: quello di provare a spiegare ai cittadini ciò che, evidentemente, i cittadini devono essere bravi a scoprire da soli.
E va detto subito: complimenti ai relatori e alla moderatrice, la brava Corinna Ceriani, che ha accompagnato una serata ricca di contenuti, domande e soprattutto informazioni.
A cominciare da Chiara Brocchetta, del Comitato per la Tutela del Territorio Certosino, che ha ripercorso con grande efficacia e coinvolgimento le modalità con cui certi interventi arrivano sul territorio. Un bel giorno ci sei, vivi tranquillamente la tua città e, il giorno dopo, scopri che vicino a casa tua potrebbe sorgere un gigante tecnologico.
Un meccanismo che, ascoltandola, ha fatto venire a più di qualcuno una fastidiosa sensazione di déjà-vu, perché le analogie sono fin troppo evidenti per non farci riflettere. Poi Cristian Colombo, del circolo Legambiente di Buscate, ha ricordato alcuni degli aspetti meno scintillanti della parola “innovazione”. Per esempio, la possibile se non certa svalutazione delle abitazioni nelle vicinanze di grandi insediamenti di questo tipo e il tema, tutt’altro che secondario, dell’energia.
Perché se aumenta la domanda, prima o poi qualcuno presenta il conto.
E quel conto, guarda caso, dovrà pagarlo proprio il cittadino.
Il passaggio forse più preoccupante è stato quello di Federica Brenta, medico chirurgo. Perché, prima ancora di parlare di soldi e di case che potrebbero perdere valore, forse sarebbe il caso di parlare di una cosa ancora più importante: la salute di chi in quella città ci vive
Ha portato l’attenzione sui possibili effetti sulla salute legati alla presenza di strutture di queste dimensioni. Perché, diciamolo, quando si parla di un enorme complesso tecnologico piazzato nel cuore di una città, sarebbe interessante sapere non soltanto quanto vale il progetto, ma anche quanto vale la qualità della vita di chi ci abita intorno.
E arriviamo all’intervento di Sergio Manera, fisico e ricercatore.
Manera ha letteralmente stregato la sala con una vera e propria lezione sul problema del calore, uno degli aspetti meno raccontati quando si parla di Data Center, ma potenzialmente tra i più importanti e impattanti.
Una vera e propria lectio magistralis.
E proprio mentre ascoltavi veniva spontaneo pensare: “Ma questa cosa la sanno anche in Comune?” Perché il punto è proprio questo.
Se una struttura gigantesca produce calore, consuma energia, richiede infrastrutture e modifica inevitabilmente l’ambiente circostante, forse sarebbe utile che chi governa il territorio conoscesse questi aspetti prima che il progetto venga approvato, e non dopo.
Il cittadino, oggi, deve preoccuparsi LUI di capire che tipo di intervento di riqualificazione si sta preparando.
Deve partecipare agli incontri organizzati dalle associazioni, che si fanno carico di informare, approfondire e portare all’attenzione di tutti temi che riguardano il futuro del territorio.
Insomma, manca solo che venga istituito un nuovo assessorato
Assessorato allo Studio Autonomo del Data Center
Ed è qui che la serata di venerdì ha assunto un valore particolare.
Perché alla lectio magistralis del professor Manera, francamente, avrebbero dovuto esserci tutti gli amministratori. Sindaco in primis.
Non per prendere una posizione preconfezionata.
Non per dire sì o no al Data Center.
Semplicemente per ascoltare.
Perché può capitare che certe informazioni, anche in buona fede – e nessuno di noi ha mai avuto motivo di dubitare della buona fede dei nostri amministratori – vengano sottovalutate, non considerate o semplicemente demandate agli organismi competenti.
Ma amministrare una città significa anche conoscere ciò che sta per arrivare in quella città.
E soprattutto significa condividerlo con chi, quella mega struttura, dovrà poi viverla.
Perché gli organismi preposti faranno certamente le loro valutazioni.
Ma chi vive a Magenta dovrà convivere con le conseguenze.
Altro che campo sportivo progettato sopra 141 serbatoi di gasolio.
Cari Sindaco e Vicesindaco, ogni tanto ascoltare chi ha studiato e analizzato un problema non è un’ammissione di debolezza – è amministrare.
Ascoltare i cittadini che chiedono chiarimenti non significa essere messi sotto accusa – è amministrare.
Presentare un progetto prima che diventi inevitabile non significa ostacolarlo – significa avere rispetto per una comunità.
E allora, magari, la prossima volta che un gruppo di cittadini organizza una serata per spiegare che cosa potrebbe succedere alla loro città, sarebbe bello vedere in prima fila proprio coloro che quella città sono chiamati ad amministrarla.
Prima che a scaldarsi non siano soltanto i Data Center.

