Quarant’anni dopo, la politica non ha perso il vizio.

Quarant’anni dopo, la politica non ha perso il vizio.

29 Ottobre 2026 Off Di admin

… arrivano i camion di catrame!

Quarant’anni dopo, la politica non ha perso il vizio.

 Ha soltanto aggiornato il linguaggio, trasformando le vecchie promesse in post, slogan e conferenze stampa.

Ma quando le elezioni si avvicinano, il catrame torna a parlare una lingua universale.

Ci sono tradizioni che resistono al tempo, alle mode e persino ai cambiamenti climatici. Una di queste è la straordinaria capacità della politica di ricordarsi dell’esistenza delle strade a ridosso delle elezioni.

Quarant’anni fa funzionava così: mancava poco al voto e, come per incanto, arrivavano gli operai, le ruspe e soprattutto i camion carichi di asfalto. Le buche, fino al giorno prima ignorate da tutti, diventavano improvvisamente un’emergenza da risolvere in fretta.

E se non bastava una mano di catrame, si inaugurava qualcosa, una struttura o un’opera pubblica. Bastava una targa, un paio di forbici, qualche fotografia ufficiale e il gioco era fatto.

La politica del fare, possibilmente entro la data di scadenza elettorale.

Si pensava che, dopo quarant’anni, almeno questa liturgia fosse stata archiviata.

Che la politica avesse finalmente scoperto la programmazione, la manutenzione ordinaria, la pianificazione urbanistica… una visione strategica della città.

Purtroppo NO, le regole non sono cambiate. È cambiata soltanto la confezione.

Oggi, a meno di un anno dalle elezioni amministrative, il miracolo si ripete puntuale.

I camion carichi di catrame ricompaiono sulle strade, i cantieri si moltiplicano e parte la riqualificazione della piazza. La città si risveglia dal torpore e scopre improvvisamente di avere strade da sistemare, spazi pubblici da valorizzare e luoghi che meriterebbero attenzione.

La differenza rispetto agli anni Ottanta è che allora si tagliavano nastri, mentre oggi si tagliano nastri virtuali sui social. Il vecchio manifesto elettorale è diventato un post, il comizio si è trasformato in una conferenza stampa e l’annuncio dell’opera pubblica è ormai un contenuto da condividere.

La comunicazione è diventata digitale. La politica delle promesse elettorali, invece, è rimasta ferma a quarant’anni fa… una città governata a colpi di post

Peccato che, dietro tanta comunicazione, fatichi a emergere una visione d’insieme della città. Manca un disegno chiaro che indichi la direzione da seguire, le priorità da perseguire e l’idea di territorio che si vuole costruire nei prossimi dieci o vent’anni.

A meno che quel progetto non sia già pronto, gelosamente custodito in un cassetto, in attesa di essere rispolverato e presentato come novità nel prossimo programma elettorale.

Nel frattempo, ci accontentiamo dei miracoli a breve scadenza: una strada asfaltata qui, una piazza riqualificata là e qualche annuncio da rilanciare sui social.

La programmazione può attendere. Il calendario elettorale, invece, non concede proroghe.

Naturalmente, anche l’asfalto sembra avere le sue preferenze (il nuovo catrame selettivo).

Le strade che contano, o meglio, quelle che si vedono, ricevono le attenzioni maggiori perché sono quelle sulle quali è più facile dimostrare che qualcosa si sta facendo.

Le periferie, invece, possono aspettare. Non è una dimenticanza, sia chiaro. È una forma raffinata di programmazione pluriennale… si rinvia oggi ciò che potrà essere promesso domani.

Del resto, se si sistemasse tutto adesso, cosa resterebbe da annunciare nel prossimo mandato?

La manutenzione può essere rimandata. La promessa, invece, è un investimento che non perde mai valore.

Nel frattempo sono iniziati i lavori di riqualificazione della piazza. Un intervento che, naturalmente, merita di essere giudicato per quello che sarà capace di produrre, non per il numero di post che riuscirà a generare.

Perché una piazza non diventa attrattiva soltanto cambiando la pavimentazione o sistemando l’arredo urbano. Una piazza vive se le persone hanno un motivo per frequentarla, se le attività commerciali possono beneficiarne, se lo spazio pubblico invita a fermarsi e non soltanto ad attraversarlo.

La vera riqualificazione si misura quando i lavori sono finiti, i cantieri sono scomparsi e le fotografie ufficiali hanno smesso di circolare.

Vedremo, dunque, se la piazza saprà diventare un punto di riferimento per la città e un’opportunità concreta per il commercio. Oppure se resterà l’ennesimo intervento da inaugurare e archiviare sotto la voce “cose fatte”.

Per ora sospendiamo il giudizio. Anche perché, prima di celebrare il successo di una riqualificazione, sarebbe utile conoscere il risultato.

Di certo è iniziata la corsa contro il tempo per la nuova città dei data server…

una corsa che sembra animare la città. La corsa per ultimare i numerosi cantieri di palazzi prima che prenda forma il progetto del campus dei data center.

Un’infrastruttura che potrebbe cambiare il volto economico e urbanistico del territorio e che, proprio per questo, meriterebbe una riflessione pubblica seria.

Quali saranno gli effetti sul mercato immobiliare? Quale domanda abitativa produrrà? E quale impatto potrebbe avere sulla convenienza di acquistare una casa in una città sempre più identificata con i propri server?

Sarebbe interessante conoscere la strategia complessiva dell’amministrazione su questi temi. Ma forse chiediamo troppo. Dopotutto, un piano urbanistico non garantisce la stessa visibilità di un camion di asfalto.

Eccoci dunque, quarant’anni dopo, ancora qui. Con i camion di catrame, i cantieri che si moltiplicano, le piazze da riqualificare e le strade che finalmente ricevono attenzioni che avrebbero meritato anche negli anni precedenti.

La politica ha imparato a usare i social, a confezionare messaggi efficaci e a trasformare ogni intervento in un racconto di successo. Ma non sembra aver perso la vecchia abitudine che, quando si avvicina il voto, sia sufficiente mostrare qualcosa di nuovo per far dimenticare tutto ciò che è rimasto incompiuto.

Il problema non è asfaltare le strade. Ben venga l’asfalto, soprattutto per chi quelle strade le percorre ogni giorno.

Il problema non è riqualificare una piazza. Ben venga una piazza capace di generare socialità, attrattività e nuove opportunità per il commercio.

Il problema è ricordarsi di tutto questo soltanto quando il calendario elettorale comincia a diventare interessante.

E se proprio vogliamo conservare una tradizione della vecchia politica, conserviamo almeno quella delle opere pubbliche fatte bene. Ma proviamo, per una volta, a realizzarle quando servono, a distribuirle dove servono e a inserirle in un progetto che duri più di una campagna elettorale.

Quanto al catrame, auguriamoci che sia di buona qualità.