Accadeva l’8 settembre del 1943 a Pontevecchio

Accadeva l’8 settembre del 1943 a Pontevecchio

30 Aprile 2024 0 Di Giuliana Labria

Dopo l’ 8 settembre 1943 un gruppo di ragazzi di Ponte Vecchio, aiutati da un giovane prete, Don Virginio Colzani, decise che nessuno poteva obbligarli ad andare a combattere nella Repubblica Sociale Italiana, il governo fascista di Mussolini, fantoccio della Germania nazista.

I boschi della vallata del Ticino, che solo pochi anni prima avevano visto le loro scorribande e i loro giochi , diventavano adesso la loro casa, il loro nascondiglio dalle retate dei repubblichini, che venivano a “reclutarli”.

Non erano istruiti, avevano letto pochi libri, non avevano un’ideologia e forse neanche una grande passione politica. Avevano solo voglia di sposarsi, di avere dei figli, di lavorare, di ritrovarsi la sera al bar del paese per chiaccherare di sport e di cose normali.

Semplicemente non sopportavano che due dittatori criminali, dopo aver fatto macerie dell’Italia e dell’Europa, volessero impossessarsi della loro vita, violare la loro quotidianità, negare i loro sogni semplici, promettendo un destino di gloria che , dopo quello che avavano già patito, doveva suonare come il peggiore degli insulti.

Si ribellarono per istinto, senza bisogno di dare (e di darsi) tante spiegazioni.

Tra quei ragazzi c’era l’uomo che poi sarebbe diventato mio padre.

In quello stesso periodo una famiglia di Magenta piangeva un loro caro, Luigi Magna “rastrellato” nella rappresaglia nazifascista di Robecco il 21 luglio del 1944, deportato nei campi di lavoro in Germania, e morto poco dopo la liberazione, per gli stenti patiti durante la prigionia.

In quella famiglia di Magenta c’era una ragazza, che poi sarebbe diventata mia madre.

Ho capito veramente che cos’è per me l’antifascismo. Prima della politica, prima dell’ideale, prima dei libri che ho letto, o i dibattiti a cui ho partecipato, è il mio Dna, il mio patrimonio genetico. E’ il racconto che ho ereditato. E’ sangue e carne. E’ l’istinto alla libertà, che quel ragazzo e quella ragazza mi hanno trasmesso, insieme all’amore e al rispetto per la vita.

Con loro, con quei ragazzi, con quelle donne, mi ritrovo anche in questo 25 aprile a ripetere, come una promessa e un ‘invocazione : ORA E SEMPRE RESISTENZA.

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