I maestri col senno di poi

I maestri col senno di poi

7 Settembre 2025 0 Di Andrea Friggi

Generazioni di chiacchiere e zero soluzioni

Sono nato nel 1969. Due anni prima c’era stata la Guerra dei Sei Giorni. Da allora, in Medio Oriente e non solo, abbiamo assistito a un susseguirsi di conflitti, massacri, esodi. Sempre con lo stesso copione: indignazione a fasi alterne, risoluzioni ONU mai applicate, promesse europee evaporate alla prima difficoltà. Risultato? Un disastro permanente che ci portiamo dietro ancora oggi.

Eppure ci sono sempre “quelli”.
Quelli che hanno sempre la soluzione in tasca.
Quelli che ti spiegano come avrebbe dovuto fare l’ONU.
Quelli che ti dicono che “l’Europa avrebbe dovuto…”.
Quelli che oggi, con tono da predicatori, sbandierano ricette che non hanno mai avuto il coraggio – o la forza – di applicare.

Ma andiamo sul concreto. L’ONU? Nel 1967 approvò la Risoluzione 242, che chiedeva il ritiro di Israele dai territori occupati. Sapete che fine ha fatto? Archiviata, interpretata, manipolata: di fatto mai attuata. Eppure, per decenni, è rimasta la base “indiscutibile” di ogni negoziato.

E l’Europa? Sempre pronta a richiamare al rispetto dei diritti umani, ma incapace di andare oltre i comunicati stampa. Camp David 1978, Oslo 1993, Road Map 2003: trattati, piani, firme. Risultato? Un cumulo di carte ingiallite. Intanto, sul campo, si continuava a costruire muri e colonie.

Poi arrivano esempi che non sono semplici gesti simbolici, ma veri atti di coraggio collettivo. La Sumud Global Flotilla ne è la prova: cittadini del mondo che, davanti all’incapacità della politica e al silenzio delle istituzioni, decidono di mettersi in gioco in prima persona. Non delegano, non si nascondono dietro comunicati o convegni: agiscono. È lo sforzo rivoluzionario di chi non accetta più di essere spettatore passivo, ma rivendica il diritto – e il dovere – di testimoniare, denunciare, resistere. Non è solo simbolo: è coscienza civile che prende il mare, è dignità che si oppone, è la dimostrazione che quando la politica abdica, i cittadini possono ancora scrivere una pagina di storia.

E allora la domanda è inevitabile: se da decenni avete tutte le risposte, perché non le avete mai messe in pratica quando c’era da farlo? Perché la generazione che oggi pontifica non ha risolto nulla? Perché avete lasciato in eredità conflitti incancreniti, guerre infinite, odi tramandati di padre in figlio?

Ora tocca a noi raccogliere questo frutto avvelenato. E, paradosso nel paradosso, tocca anche sopportare le lezioni di chi – dopo aver dormito per decenni – oggi si sveglia e pretende di insegnarci cosa fare.

La verità è semplice: chi non ha agito allora, oggi dovrebbe avere il pudore di tacere. Perché le prediche sono facili quando il peso della storia l’hai scaricato sulle spalle degli altri.