Quando muore il diritto, il mondo diventa una giungla
3 Gennaio 2026L’attacco degli USA al Venezuela e il fallimento dell’’ordine internazionale
In queste ore stiamo assistendo a qualcosa di estremamente serio, anche se rischia di passare come l’ennesima “notizia di politica estera”.
L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela non è soltanto un episodio militare: è un segnale inquietante sullo stato di salute del mondo in cui viviamo.
La domanda da porsi non è chi abbia torto o ragione in questa singola crisi.
La vera domanda è un’altra:
Che valore ha oggi il diritto internazionale?
Se le grandi potenze — Stati Uniti in testa, ma anche Israele con i suoi attacchi a Paesi sovrani, gli atti di pirateria in acque internazionali, le violazioni sistematiche dei diritti dell’uomo, gli atti e le azioni di genocidio verso il popolo dello Stato di Palestina — possono fare carta straccia delle norme, allora nessuno Stato, nessun popolo, nessun cittadino può sentirsi al sicuro.
Quando non esiste più un diritto che tutela tutti, resta solo la legge del più forte.
E quando domina il più forte, domina il più arrogante, il più armato, il più spregiudicato.
Gli altri non hanno strumenti per difendersi.
Perché questo riguarda tutti
E quando il diritto smette di funzionare, ciò che resta è soltanto la legge del più forte.
A quel punto nessuno è davvero protetto.
Non il Venezuela.
Non l’Ucraina.
Non Gaza.
Non l’Europa.
Non noi.
Perché un mondo governato dalla forza non conosce sicurezza, conosce solo rapporti di potere, paura e arbitrio.
Questa non è una questione astratta da giuristi.
È una questione che riguarda la vita quotidiana di ogni popolo.
La storia ce lo ha insegnato nel modo più doloroso possibile. Le parole di Martin Niemöller risuonano oggi con una forza quasi spaventosa:
Prima vennero a prendere gli zingari… poi gli ebrei… poi i comunisti… poi vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno che potesse protestare.
Quando il diritto viene sospeso per alcuni, prima o poi viene sospeso per tutti.
Un mondo senza arbitro
Il problema oggi è ancora più grave: non esiste più nessun organismo capace di fermare i potenti.
E ciò che rende questo momento storico ancora più pericoloso è il fatto che non esiste più un vero arbitro.
L’ONU appare paralizzata, bloccata da veti e interessi contrapposti.
L’Unione Europea balbetta.
Le istituzioni nate per impedire che il mondo precipitasse di nuovo nel caos sembrano oggi incapaci di fermare chi infrange le regole.
Così la politica internazionale scivola lentamente verso una logica primitiva:
contano solo le armi, la forza militare, la pressione economica.
Le parole che dovremmo ascoltare
In mezzo a questo scenario, risuonano quasi come voci nel deserto le parole di Papa Francesco, che continua a ricordare che “il diritto deve prevalere sulla legge del più forte”, e quelle del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che richiama il mondo alla legge della giustizia e non a quella del più forte.
Sono parole semplici, ma fondamentali.
Meloni & C…il silenzio che pesa, il silenzio complice !
In questo scenario drammatico, colpisce il silenzio compiacente della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, incapace di esprimere una posizione forte, chiara, autonoma a difesa del diritto internazionale e della sicurezza collettiva.
E proprio per questo fa impressione il silenzio, e la supina acquiescenza, della presidente del Consiglio Italiano Giorgia Meloni davanti a una crisi di portata globale come questa. In momenti simili, il silenzio non è neutralità: è una scelta politica.
Il silenzio, quando il mondo brucia, non è neutralità: è complicità!
Il paradosso del Nobel
E viene anche spontaneo chiedersi come si possa persino discutere della candidatura al Premio Nobel per la Pace di un leader che guida un Paese coinvolto in operazioni militari, colpi di mano, violazioni delle regole comuni.
Il Nobel per la Pace dovrebbe premiare chi costruisce stabilità e dialogo, non chi contribuisce ad abbattere ciò che resta dell’ordine giuridico mondiale.
La vera posta in gioco
Il mondo non è in pericolo solo per le guerre che scoppiano.
È in pericolo perché sta scomparendo il sistema di regole che dovrebbe impedirle.
Questa non è una crisi lontana.
Riguarda tutti noi. Ora.
E quando il diritto muore, il mondo torna ad essere una giungla.
In una giungla, nessuno può sentirsi al sicuro.
Quando muore il diritto, il mondo diventa una giungla
PS: vi diranno che è un attacco nobile, che è una azione di polizia internazionale contro il narcotraffico e non certo per impadronirsi delle ricchezze del popolo Venezuelano.


