Il sessismo al potere

Il sessismo al potere

6 Gennaio 2026 0 Di admin

Quando la destra attacca le donne per zittire la politica

C’è un limite che la politica italiana continua a superare con una leggerezza inquietante: il rispetto.
E quando questo limite viene superato da chi ricopre ruoli istituzionali, il problema non è più un singolo gesto ma il modello culturale che quel gesto rappresenta.

Il fotomontaggio pubblicato dal sindaco di Trieste contro Elly Schlein non è una battuta infelice.
Non è satira.
Non è nemmeno “goliardia”.
È l’ennesima manifestazione di un sessismo strutturale, usato come strumento politico per delegittimare una donna che guida l’opposizione.

Non si colpiscono le idee.
Non si affrontano i programmi.
Si colpisce il corpo, l’immagine, la persona.

Questo è il punto

Quando una donna di sinistra emerge nella scena pubblica, una parte consistente della destra smette di fare politica e inizia a fare bersaglio.
Il copione è sempre lo stesso: ridicolizzazione, allusione, disprezzo, infantilizzazione.
Non è confronto: è controllo simbolico.
È un messaggio chiarissimo: “Tu non sei qui per le tue idee, sei qui per essere giudicata”.

Il fotomontaggio non offende solo Elly Schlein.
Offende tutte le donne che fanno politica, tutte le donne che osano occupare uno spazio di potere, tutte le cittadine che vedono un rappresentante delle istituzioni usare il proprio ruolo per normalizzare lo scherno e il disprezzo di genere.

E la cosa più grave è la normalizzazione dello schifo

Si chiede sempre alle donne di “sdrammatizzare”, di “non esagerare”, di “stare allo scherzo”.
Mai, invece, si chiede agli uomini di smettere di usare il sessismo come scorciatoia politica.

Questo non è folklore.
È arrogante esercizio di potere.
È la convinzione che una donna possa essere messa all’indice non per quello che dice ma per quello che è.

Chi governa una città non è un commentatore da bar.
È un rappresentante della Repubblica.
E quando un rappresentante della Repubblica sceglie il linguaggio della derisione sessista, manda un messaggio devastante: che il rispetto è opzionale, che la dignità è sacrificabile, che il potere autorizza tutto.

No.
Non lo autorizza.

Questo episodio non va archiviato come “polemica social”

Va letto per quello che è: un sintomo grave di una cultura politica che considera ancora le donne un bersaglio legittimo.

E finché questo clima non verrà denunciato con forza, continueremo a chiederci perché tante donne rinunciano alla politica, perché tante ragazze non si sentono rappresentate, perché il dibattito pubblico assomiglia sempre di più a una gara di sopraffazione.

Non è una questione di schieramento.
È una questione di civiltà democratica.

E su questo non si fanno sconti.
A nessuno.