Delazione, schedatura, intimidazione: questo è fascismo
27 Gennaio 2026E va fermato ora
Chiamiamo le cose con il loro nome.
«Hai assistito a casi in cui durante l’orario di lezione è stata fatta propaganda politica da professori di sinistra? Descrivi uno dei casi più eclatanti». (tratto dal questionario di Azione Studentesca movimento studentesco italiano di estrema destra)
Il questionario diffuso da Azione Studentesca nelle scuole non è una “iniziativa”, non è una “provocazione”, non è una “raccolta di segnalazioni”.
È delazione politica organizzata.
Chiedere agli studenti se abbiano assistito a “propaganda di professori di sinistra” e di “descrivere i casi più eclatanti” significa una cosa sola:
schedare i docenti per le loro presunte idee.
Costruire un archivio del sospetto.
Creare un clima di paura.
È controllo ideologico.
È la logica del “chi non è con noi è contro di noi”.
È il ritorno della spia in classe, della lista, della denuncia anonima.
È un metodo che appartiene ai regimi, non a una Repubblica democratica.
Non è un incidente.
Non è un errore di comunicazione.
È una strategia.
Prima la legge sul consenso informato per colpire chi affronta temi scomodi.
Poi gli ispettori mandati nelle scuole “colpevoli” di aver ospitato Francesca Albanese.
Ora il questionario per individuare i “professori di sinistra”.
È una campagna di intimidazione sistematica
Si vuole piegare la scuola.
Si vuole ridurla a luogo di silenzio e autocensura.
Si vuole insegnare agli studenti non a pensare, ma a sospettare.
Non a discutere, ma a denunciare.
Questo è veleno puro versato nelle aule.
Un attacco frontale alla libertà di insegnamento, alla dignità di chi lavora ogni giorno tra mille difficoltà, e al diritto degli studenti a crescere in un ambiente libero.
Non ci sono zone grigie.
Non ci sono giustificazioni.
Non ci sono “se” e non ci sono “ma”.
Chi promuove questa iniziativa si assume una responsabilità politica gravissima:
sta legittimando la cultura della paura.
Questa deriva va fermata
La scuola non si piega.
La libertà non si scheda.
La democrazia non si denuncia.
E chi oggi prova a riportare indietro l’orologio della storia sappia una cosa:
non passerà.


