L’orso polare di Magenta e l’arte di governare coi fantasmi

L’orso polare di Magenta e l’arte di governare coi fantasmi

23 Ottobre 2026 Off Di admin

Ci sono momenti in cui la propaganda smette persino di cercare la verosimiglianza per addentrarsi direttamente nel territorio dell’assurdo teatrale. Un teatro grottesco, certo, ma con una regia finissima e spietata.

Prendete l’ultima trovata di questa sgangherata compagine di governo. In principio (uno dei tanti principi fu) “pericolosissimo immigrato scarcerato causa vittoria del NO al referendum sulla giustizia”,  un cortocircuito logico e giuridico che persino uno studente al primo anno di giurisprudenza liquiderebbe con una risata, ma che nei titoli a reti unificate diventò istantaneamente un dogma apocalittico. Poi arrivano i fatti di Milano, e la narrazione muta di nuovo, scivolando verso un qualunquismo da bar sport elevate a dottrina di Stato: dipingere le città come gironi danteschi, paventare ondate di violenza inaudite, soffiare sul fuoco dell’insicurezza percepita.

E allora ecco i nostri smartphone inondati di messaggi apocalittici messaggi e screenshot da far ravvrividire.

La meccanica è sempre la stessa, ed è riassumibile in una parabola folcloristica che d’ora in avanti potremmo chiamare il Paradosso di Magenta.

Immaginate il Ministro dell’Interno (o chi per esso, prendetene uno per caso, uno che passa di lì) apparire a reti unificate per annunciare, col volto cupo e la voce solenne: «Cittadini, a Magenta c’è un’emergenza orsi polari. Sono ovunque, sono famelici, minacciano le nostre tradizioni e i nostri bar».

Un cittadino dotato di senno (e di un minimo di nozioni di geografia e zoologia) alza la mano e fa notare: «Guardate che a Magenta gli orsi polari non ci sono mai stati. Nemmeno uno. In tutta la storia della Lombardia».

E qual è la risposta dell’esecutivo? Un sorriso sornione e la replica trionfante: «Visto? La nostra strategia di sicurezza funziona alla perfezione!».

La pedagogia del terrore a buon mercato

Fare satira su tutto questo è quasi fin troppo facile, ma il retroscena politico è maledettamente serio. Quando chi governa è palesemente privo di visione socio-economica, quando non sa come rispondere all’inflazione, ai salari al palo, alla sanità pubblica che crolla o ai giovani che emigrano, la soluzione più economica ed efficace è inventarsi un orso polare.

Creare notizie dal nulla, gonfiare fatti di cronaca ordinaria per trasformarli in emergenze civiltà, additare capri espiatori sempre diversi (l’immigrato, il magistrato “rosso”, il manifestante, il pacifista, il lazzarone): è la tecnica del rumore di fondo. Serve ad anestetizzare il pensiero critico e a spostare il dibattito pubblico dal piano della realtà concreta a quello della percezione irrazionale.

Perché la paura è un ottimo sedativo per le coscienze, ma è anche un formidabile collante elettorale. Chi ha paura non chiede scuole migliori o contratti di lavoro dignitosi; chi ha paura chiede solo recinti, lucchetti e capri espiatori.

Cosa mira davvero a destabilizzare questa strategia?

A prima vista si potrebbe pensare che sia solo bieco calcolo elettorale da politicanti da quattro soldi. Ma se “voliamo alto”, la prospettiva si fa più inquietante.

Creare ad arte un clima di perenne psicosi non serve solo a racimolare qualche punto percentuale nei sondaggi del lunedì. Mira a destabilizzare il tessuto stesso della democrazia costituzionale. Destabilizza la fiducia nelle istituzioni terze, mina il principio di presunzione di innocenza, sbriciola la coesione sociale e, soprattutto, svuota di significato lo spazio del dibattito pubblico.

Quando la realtà viene sostituita da una simulazione paranoica, non è più possibile alcuna discussione politica razionale. Non si può discutere di riforma della giustizia o di politiche migratorie se dall’altra parte del tavolo si risponde evocando mostri inventati e minacce spettrali.

L’inettitudine di chi ci governa si maschera così da fermezza di governo; l’incapacità gestionale diventa “pugno di ferro” contro pericoli immaginari. Ma noi, da questa parte della barricata, abbiamo il dovere di continuare a dirlo ad alta voce: gli orsi polari a Magenta non ci sono mai stati.

E chi vi dice di averli cacciati vi sta solo rubando il portafoglio mentre guardate il cielo.