L’Arroganza di chi vuole una Politica (e una Giustizia) senza Controlli

L’Arroganza di chi vuole una Politica (e una Giustizia) senza Controlli

20 Marzo 2026 0 Di admin

Quando il Sindaco di “Tutti” governa solo per i suoi fedelissimi

Non è solo una questione di date, di incastri d’agenda o di cavilli regolamentari. Quello a cui stiamo assistendo tra le mura del nostro Palazzo Comunale è un vulnus democratico che colpisce al cuore l’essenza stessa della rappresentanza. Quando la politica smette di essere sintesi e diventa prevaricazione, il danno non ricade solo sulle opposizioni, ma sull’intera comunità magentina.

La scelta di fissare la seduta del Consiglio Comunale per il prossimo 25 marzo, ignorando deliberatamente le segnalate impossibilità di partecipazione delle minoranze, è un atto di una gravità istituzionale inaudita. Non si tratta di una “caduta di stile”, ma di un metodo sistematico volto a svuotare il ruolo dell’aula, trasformandola da luogo del dibattito a ufficio di mera ratifica delle decisioni dell’Amministrazione.

L’Efficienza come Alibi dell’Arroganza

Ma è nelle pieghe dell’ultima Conferenza dei Capigruppo che emerge la vera natura di questa maggioranza. Sentir dichiarare con disarmante leggerezza dal capogruppo della Lega che “meglio se non ci sono le minoranze, così si fa più in fretta” non è solo un’offesa al mandato elettorale ricevuto da migliaia di cittadini. È la teorizzazione dell’efficienza del silenzio.

È un concetto pericoloso: l’idea che il confronto sia un intralcio, un fastidio burocratico da eliminare per correre più veloci.
Ma verso dove stiamo correndo, se perdiamo per strada i pezzi della nostra democrazia?
Un Consiglio senza opposizione non è un Consiglio più veloce; è un Consiglio più povero, più debole e, in ultima analisi, meno legittimato.

Un Parallelo Inquietante: La Giustizia al Servizio del Potere

Questa smania di “fare in fretta” eliminando i contrappesi è lo stesso spettro che agita il dibattito nazionale sulla Giustizia. Se passasse il principio per cui chi governa può decidere le regole del gioco a proprio piacimento, eliminando le voci critiche e i controlli indipendenti, il potere giudiziario diventerebbe un’appendice del potere esecutivo.

L’arroganza che oggi vediamo a Magenta nell’escludere le minoranze è la stessa che abbiamo visto nei fatti di Rogoredo. Ricordiamo bene quando esponenti della maggioranza locale, al grido di “non perdiamo tempo”, si lanciarono in difese d’ufficio e raccolte fondi proclamando l’innocenza dei protagonisti prima ancora che la magistratura potesse fare il suo corso. Sappiamo tutti come è finita a Rogoredo: la realtà dei fatti ha travolto quella retorica giustizialista a corrente alternata. Quando la forma perde di valore e la politica pretende di sostituirsi ai tribunali per “velocizzare” la propria verità, la sostanza della libertà è in pericolo.

Il Sindaco “di Parte”

Dobbiamo dircelo con fermezza: questa amministrazione, e in primis il suo Sindaco, sembra aver smarrito la bussola della garanzia istituzionale. Un primo cittadino ha il dovere morale di tutelare ogni singolo consigliere, garantendo spazi di partecipazione, commissioni consiliari (troppo a lungo negate) e strumenti moderni come il voto da remoto. Invece, assistiamo alla minimizzazione di offese e atteggiamenti denigratori che rendono il clima irrespirabile.

Il Sindaco non è il capo di una fazione, ma il custode della casa comune. Se sceglie di governare solo per i “pochi” che lo sostengono, ignorando il grido d’allarme di chi rappresenta l’altra metà della città, abdica al suo ruolo più alto.

Magenta merita una politica che riconosca nel confronto un valore e non un ostacolo. Perché senza la voce delle minoranze, non c’è democrazia, c’è solo un monologo prepotente.