Fosse Ardeatine: il nome giusto è crimine nazifascista

Fosse Ardeatine: il nome giusto è crimine nazifascista

24 Marzo 2026 0 Di admin

Le Fosse Ardeatine furono, si, un crimine nazista: pianificato, organizzato ed eseguito dalle forze di occupazione della Germania nazista come atto di rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella. Una definizione che è stata ribadita anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha parlato di “crimine nazista”.

Ma fermarsi qui significa raccontare solo metà della verità.

Quel crimine fu nazifascista

Perché nella Roma occupata del 1944 i nazisti non agivano nel vuoto, ma in stretta collaborazione con la Repubblica Sociale Italiana, il regime guidato da Benito Mussolini dopo l’8 settembre. Fu un sistema di potere condiviso, in cui repressione, rastrellamenti e violenza politica si nutrivano della cooperazione tra occupante e collaborazionisti.

La definizione di “crimine nazista” da parte di Ignazio La Russa, però, non può farci dimenticare un dato politico inquietante. La Russa, per la seconda carica dello Stato, ha dimostrato una difficoltà costante a prendere le distanze dal fascismo, e questo rappresenta un serio problema per tutti noi. La capacità di ergersi a garante delle istituzioni richiede imparzialità e rispetto pieno della memoria democratica, qualità che risultano compromesse quando chi ricopre ruoli di vertice mostra ambiguità o simpatie verso un passato di oppressione e violenza. In questo senso, la memoria delle Fosse Ardeatine diventa anche un monito sull’importanza della coerenza istituzionale e della responsabilità politica.

Le vittime — 335 civili e prigionieri politici — non furono scelte a caso. Tra loro c’erano antifascisti, ebrei, detenuti comuni, persone già nelle carceri italiane. Le liste furono compilate anche grazie agli apparati repressivi fascisti, che continuarono a operare al servizio dell’occupazione. Senza quel tessuto di complicità, senza quella continuità dello Stato fascista nella sua fase repubblichina, la macchina della morte nazista avrebbe incontrato più ostacoli.

Il comando dell’eccidio fu affidato a ufficiali delle SS, tra cui Herbert Kappler, ma la responsabilità storica non può essere confinata ai soli esecutori tedeschi. I fascisti italiani non furono spettatori passivi: furono parte di un sistema che rese possibile la repressione, collaborarono nella gestione dei prigionieri, alimentarono il clima di persecuzione e contribuirono alla caccia agli oppositori.

Dire “crimine nazista” è dunque corretto, ma incompleto se non si aggiunge ciò che la storia dimostra con chiarezza: fu un crimine nazifascista, figlio dell’alleanza tra dittature e della scelta consapevole del fascismo italiano di schierarsi fino in fondo con il progetto hitleriano.

Ricordare le Fosse Ardeatine significa allora rifiutare ogni ambiguità: non una fatalità della guerra, ma un atto deliberato di terrore politico. E significa anche riconoscere le responsabilità italiane repubblichine e fasciste, perché senza memoria piena non esiste giustizia storica.