2 Giugno 1946
2 Giugno 2026L’aria di quel 2 giugno 1946 non la dimenticherò mai. Avevo addosso un’emozione che mi faceva quasi tremare le mani, un misto di orgoglio e di una solennità che a Magenta non si respirava da anni. Per noi quel giorno fu la storia che cambiava pelle, l’inizio di una nuova era.
La giornata del voto in Piazza Formenti
Ricordo che ci svegliammo presto. C’era un silenzio strano per essere domenica, un silenzio carico di attesa. Per la prima volta nella mia vita, io, mia madre e le mie vicine di casa stavamo andando a fare qualcosa che prima era concesso solo agli uomini: andavamo a votare. Ci eravamo vestite bene, con l’abito della festa, consce dell’importanza di quel gesto.
Il seggio era allestito proprio lì, nel cuore di Magenta, all’interno del Comune in Piazza Formenti.
Man mano che mi avvicinavo alla piazza, vidi una scena che mi riempì il cuore: una coda ordinata, lunghissima, che si snodava sul selciato. Eravamo tantissimi. In tutta Magenta eravamo 9.913 elettori aventi diritto, e quel giorno si presentarono alle urne ben 9.203 votanti. Un’affluenza impressionante, pari al 92,84%! Praticamente l’intera città si era riversata in piazza.
Nelle file non si gridava. C’era un rispetto quasi religioso. Ricordo le raccomandazioni che ci eravamo fatte a bassa voce: “Non tenere il rossetto sulle labbra quando si umetta e si incolla la scheda, altrimenti rischia di essere annullata!”.
Quando finalmente entrai nel palazzo comunale e mi diedero in mano le schede, il cuore mi batteva forte nel petto. Nella cabina di legno feci un respiro profondo. Presi la matita copiativa e scelsi: tracciai il segno sulla Repubblica, sul simbolo dell’Italia turrita. Volevo un futuro nuovo, senza più re, lontano dalle ombre del passato che avevamo appena attraversato.
L’attesa e il verdetto della radio
Dopo aver depositato la scheda, i giorni successivi furono una tortura di attesa. Sapevamo che a Magenta i seggi avevano lavorato senza sosta: su tutti i votanti, le schede valide furono alla fine 8.697, mentre si contarono 440 schede bianche e un totale di 506 schede non valide. Ma in città si rincorrevano voci contrastanti e per avere la certezza del destino del Paese dovemmo aspettare che i conteggi nazionali fossero definitivi.
Poi, arrivò quella sera di qualche giorno dopo. Eravamo tutti stipati nella cucina dei miei vicini, gli unici nel cortile ad avere un apparecchio radiofonico funzionante. Eravamo immobili, quasi senza respirare, con gli occhi fissi sulla tela dell’altoparlante da cui usciva il gracchiare delle frequenze.
Quando la voce del radiocronista, superando le interferenze, annunciò i dati e confermò la nascita della Repubblica, a Magenta esplose la gioia. Nella nostra città il verdetto era stato limpido e schiacciante: la Repubblica aveva ottenuto ben 5.927 voti (il 68,15%), staccando nettamente la Monarchia, che si era fermata a 2.770 voti (il 31,85%).
Più di due terzi dei magentini avevano scelto, come me, di girare pagina. Ci abbracciammo forte, qualcuno con le lacrime agli occhi. Guardai mia madre e pensai che, finalmente, l’Italia che avremmo ricostruito dalle macerie sarebbe stata anche nostra. Da quella sera, le donne di Magenta erano cittadine a tutti gli effetti.
Il racconto sopra riportato è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti realmente accaduti o a persone reali è puramente casuale e non voluto. I dati delle votazioni sono reali.


