Dalla tessera al selfie…
9 Ottobre 2026la fine di un’appartenenza
Un tempo la politica aveva un volto, un colore, una bandiera… ma, soprattutto, era una comunità.
Non era necessario chiedere a qualcuno quale fosse la sua posizione su ogni singola questione. Bastava sapere a quale partito appartenesse.
Oggi, invece, abbiamo raggiunto la massima espressione della libertà individuale: oggi il partito siamo “NOI”
Oggi la politica si fa soprattutto sui social, dove il confronto diretto ha lasciato il posto a commenti, reazioni e discussioni da tastiera, dietro uno schermo.
Il simbolo non era soltanto un simbolo
Per capire cosa abbiamo perso, bisogna forse smettere per un momento di guardare al simbolo politico come a un semplice logo.
Una bandiera non è mai soltanto una bandiera.
È memoria – è identità – è appartenenza
Quando una persona si riconosce in un simbolo, si sente parte di una comunità.
Oggi vogliamo essere tutti diversi e pensare con la nostra testa. Ma così rischiamo di dimenticare quanto sia importante avere idee da condividere con gli altri.
Così finiamo per costruire la nostra ideologia su misura: su questa questione sono progressista, su un’altra conservatore, forse liberale o socialista… possibilmente senza contraddizioni.
La vecchia politica aveva un difetto terribile: obbligava a stare insieme
I partiti di un tempo avevano sicuramente molti difetti. Erano strutture rigide, spesso gerarchiche e a volte poco aperte al confronto.
Ma avevano una qualità oggi diventata quasi sovversiva: costringevano le persone diverse a stare nella stessa stanza e discutere.
Il partito era, nel suo significato più nobile, una macchina imperfetta per trasformare l’IO in un NOI.
Oggi ci sono i social. Ci mostrano quello che ci piace e, soprattutto, persone che la pensano come noi. È molto più comodo e non dobbiamo più perdere tempo ad ascoltare chi non è d’accordo con noi.
Un tempo si aderiva a una cultura politica.
Da compagni di strada siamo diventati consumatori di idee e opinioni politiche.
Si prende posizione, si commenta, si condivide, si cambia idea e si passa oltre.
Oggi scegliamo della politica ciò che ci piace e lasciamo da parte ciò che non ci convince.
Ma una comunità politica, per definizione, dovrebbe essere qualcosa di più!
Dovrebbe chiederci di accettare e rispettare le differenze.
Dovrebbe ricordarci che l’altro non è soltanto qualcuno che deve confermare le nostre convinzioni.
È qualcuno con cui dobbiamo costruire.
Una comunità politica ci dice:
questo siamo noi, questa è la nostra storia, questi sono i valori che condividiamo
L’identità non è soltanto una scelta individuale. È anche una storia ricevuta, una memoria condivisa, un linguaggio comune.
Nessuno di noi si è costruito da solo.
E forse nemmeno le idee politiche dovrebbero esserlo.
Si dice spesso che abbiamo perso le grandi ideologie.
Forse è vero.
Ma forse abbiamo perso qualcosa di ancora più importante: la capacità di credere in qualcosa insieme agli altri.
Ed eccoci al paradosso.
Abbiamo conquistato una libertà enorme rispetto alle appartenenze rigide del passato.
Possiamo cambiare idea.
Possiamo contestare il nostro partito.
Possiamo rifiutare le etichette
Ma se non esiste una comunità, una tradizione, una memoria o un sistema di valori capace di dare continuità alle nostre scelte, ogni opinione diventa reversibile e ogni convinzione negoziabile.
Si può passare da un’idea all’altra con la stessa velocità con cui si passa da un social all’altro.
Forse ci serve un nuovo “NOI”
Non si tratta di rimpiangere il passato ma dobbiamo recuperare il significato più profondo dell’appartenenza.
Perché la politica, prima ancora di essere amministrazione, programmi elettorali o comunicazione, è una risposta a una domanda antichissima:
con chi vogliamo stare?
E forse la crisi dei partiti nasce anche da qui.
Non perché gli individui non abbiano più idee.
Al contrario: ne hanno fin troppe.
Il problema è che facciamo sempre più fatica a trasformarle in qualcosa che possa essere condiviso.
Abbiamo imparato magnificamente a dire “IO”.
Forse dobbiamo imparare di nuovo a dire “NOI”.
La capacità di stare insieme senza pretendere che gli altri ci assomiglino.

