Quando la memoria si divide, la destra festeggia.

Quando la memoria si divide, la destra festeggia.

17 Ottobre 2026 Off Di Andrea Friggi

L’esclusione dell’ANPI e il prezzo politico della spaccatura antifascista

La decisione di escludere e contestare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) dalle commemorazioni ufficiali per il 16 ottobre 1943, il tragico giorno del rastrellamento del Ghetto di Roma, rappresenta una ferita profonda per la storia democratica e antifascista della nostra Repubblica.

Non si tratta soltanto di un contrasto istituzionale o di una divergenza cerimoniale. L’allontanamento di chi incarna la memoria della Resistenza dal luogo del ricordo della deportazione di oltre mille cittadini ebrei romanai è una sconfitta politica, sociale e solidale per l’intero Paese.

Il fronte antifascista non può permettersi di spaccarsi

Mentre la destra al governo osserva con compiacimento e soffia sul fuoco delle divisioni, la frattura tra le comunità ebraiche e la rete dell’antifascismo militante rischia di indebolire l’unico vero argine democratico contro i rigurgiti neofascisti e sovranisti che avanzano in Italia e in Europa.

Dividerci sulla memoria storica significa fare un regalo politico a chi da sempre tenta di depotenziare il valore fondativo della Resistenza e del 25 aprile. La memoria della Shoah e la lotta di Liberazione nascono dalla medesima matrice: la difesa della dignità umana contro l’orrore nazi-fascista. Quando questi due mondi smettono di parlarsi, è la democrazia stessa a perdere un pezzo della propria coscienza critica.

L’inganno intellettuale: confondere l’antisionismo con l’antisemitismo

Per superare questo vicolo cieco occorre una chiarezza concettuale ferrea, che troppe volte viene colpevolmente elusa dalla propaganda politica: essere antisionisti o criticare le azioni dello Stato d’Israele non ha nulla a che vedere con l’antisemitismo.

L’antisemitismo è un odio razziale, religioso e culturale abietto, che va combattuto senza se e senza ma, in ogni forma e in ogni luogo. L’antisionismo — inteso come critica politica all’ideologia nazionalista e alle condotte militari di un governo — è una posizione politica legittima, radicata nella difesa del diritto internazionale e dei diritti umani. Confondere deliberatamente l’opposizione alle politiche del governo Netanyahu con l’odio verso il popolo ebraico è un’operazione intellettualmente disonesta, usata come scudo per mettere al bando ogni forma di dissenso.

A Gaza è in atto un genocidio: la verità che non si può tacere

Nessuna sensibilità storica o rispetto istituzionale può imporci il silenzio di fronte alla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna chiamare le cose con il loro nome, piaccia o meno dirlo: ciò che sta avvenendo a Gaza risponde alle dinamiche di un genocidio e di una pulizia etnica sistematica.

Tutti noi abbiamo il dovere morale di applicare i principi di universalismo e solidarietà senza doppi pesi e doppi standard:

  • Non si può piangere la violenza del passato e rimanere indifferenti davanti al massacro di decine di migliaia di civili, donne e bambini innocenti nel presente.
  • Il “Mai più” formulato sulle ceneri di Auschwitz non era un privilegio riservato ad un solo popolo, ma un imperativo etico universale rivolto all’intera umanità.

Ricostruire l’unità sul terreno della giustizia e della pace

Escludere l’ANPI significa ridurre la memoria a una proprietà privata o a un’arma di fazione. L’ANPI ha il diritto e il dovere di essere presente in tutte le piazze antifasciste, così come la Comunità Ebraica ha il diritto di veder rispettato il proprio dolore. Ma la convergenza si ritrova solo se siamo capaci di denunciare ogni ingiustizia, ieri come oggi.

La vera solidarietà non si divide: si batte contro l’antisemitismo, condanna l’odio fascista e chiede a gran voce la fine dell’occupazione, la libertà per la Palestina e l’immediato stop all’eccidio a Gaza. Solo tenendo insieme questi principi potremo ricucire un fronte democratico coeso, capace di fermare la deriva reazionaria e di restituire alla memoria la sua funzione più alta: un faro di giustizia per il presente.