Campus Data Center
20 Ottobre 2026ascoltare chi ne sa è troppo scomodo?
Quando la realtà si misura in megawatt, calore, elettrodotti e rischi per la salute, forse non basta mostrare un assegno con sei zeri per convincere tutti che è un’opportunità.
C’è una domanda che il nostro Sindaco e l’Assessore ai lavori pubblici dovrebbero porsi:
perché ascoltare persone competenti sembra così complicato, quando proprio da quelle competenze potrebbe arrivare la possibilità di evitare errori che pagheranno i cittadini?
Durante la serata del 16 ottobre, Sergio Manera, Fisico, ha presentato un’analisi che meritava di essere presa sul serio. Perché i numeri illustrati non riguardano una serie di capannoni qualsiasi, ma un’infrastruttura… un campus, destinato a modificare profondamente il territorio.
Il Campus Data Center previsto a Magenta nell’ex area Novaceta, avrà una potenza di 240 MWIT, un assorbimento elettrico complessivo stimato in 312 MW e un consumo annuo di circa 2.733 GWh.
Per rendere meglio l’idea, si tratta di un consumo pari a circa 91 volte quello di tutte le abitazioni di Magenta (novantuno volte!!! Non è un refuso!!!)
E, come ha ricordato Manera richiamando un principio elementare della termodinamica, l’energia non scompare per incanto ma si trasforma e, in larga parte, finisce sotto forma di calore da dissipare nell’ambiente.
Altro che semplice centro dati, stiamo parlando di un gigantesco insediamento industriale che consuma energia e produce calore, giorno e notte.
Manera ha evidenziato come il calore prodotto rappresenti un aspetto tutt’altro che secondario, potenzialmente in grado di avere conseguenze significative sulla città e sulla qualità della vita dei residenti, in relazione alle possibili interazioni con le condizioni climatiche della Pianura Padana. In inverno, le inversioni termiche possono favorire l’accumulo di calore negli strati più bassi dell’atmosfera mentre in estate, soprattutto durante le notti calde e senza vento, il contributo termico potrebbe aggravare localmente il fenomeno dell’isola di calore urbana.
Certo, non significa che si possa già quantificare con certezza l’aumento delle temperature nei quartieri vicini. Significa, però, che questo impatto deve essere studiato seriamente prima e non giustificato dopo.
Manera ha richiamato anche le conseguenze delle notti tropicali, quando la temperatura non scende sotto i 20° e il corpo fatica a recuperare durante il sonno. A risentirne maggiormente possono essere anziani, neonati e persone con patologie croniche.
Chi abita a ridosso della struttura deve semplicemente fidarsi, oppure ha diritto a conoscere gli studi che dimostrino quali effetti siano ragionevolmente prevedibili?
Tra le soluzioni illustrate dal relatore c’è il recupero del calore attraverso reti di teleriscaldamento di quarta o quinta generazione, capaci di utilizzare acqua a temperature relativamente basse, intorno ai 40-45°
Una possibilità interessante, che potrebbe collegare l’area industriale a grandi utenze come l’ospedale Fornaroli, gli istituti scolastici e gli impianti sportivi.
Ma Manera ha fornito anche uno scenario piuttosto preoccupante: per alimentare le utenze pubbliche potrebbero bastare 10-12 MW termici mentre per riscaldare l’intera Magenta in inverno, la stima illustrata è di circa 70-80 MW, a fronte di una potenza termica dell’impianto dell’ordine di 312 MW.
Quindi, anche ipotizzando di riscaldare tutta la città, resterebbe una quantità considerevole di calore da gestire.
Il Data Center non arriva da solo. Per alimentarlo serviranno nuove infrastrutture energetiche: linee ad altissima tensione a 380 kV, con fasce di rispetto indicate nella sintesi in 28 metri, una stazione elettrica di trasformazione, elettrodotti e cabine di collegamento verso l’area interessata. A questo si aggiungono i sistemi di emergenza: cinque moduli di accumulo BESS da 50 MW previsti da Terna, sistemi UPS interni per 240 MW e un apparato composto da 141 generatori diesel da 2,4 MW ciascuno, oltre a un deposito di gasolio.
Non sono dettagli secondari. I grandi sistemi di batterie richiedono valutazioni rigorose sul rischio d’incendio, sul fenomeno del thermal runaway, sulla possibile liberazione di gas pericolosi e sulle procedure di emergenza. Il deposito di combustibile e i generatori richiedono, a loro volta, verifiche specifiche di sicurezza e conformità normativa.
Eppure, quando si parla del progetto, sembra che basti guardare il perimetro del Campus Data Center per comprenderne l’impatto.
Ma il territorio non si trasforma soltanto dentro i cancelli di un impianto.
Manera ha richiamato anche la prospettiva di un secondo Data Center nell’area ex-Saffa, già inserita nel nuovo PGT.
Ed è qui che emerge un altro problema: la valutazione cumulativa.
Perché considerare separatamente ogni lotto, ogni infrastruttura e ogni autorizzazione può far apparire gestibile ciò che, nel suo insieme, potrebbe produrre conseguenze ben più rilevanti.
Due impianti significano una trasformazione da valutare nel suo complesso, considerando consumi, calore, reti elettriche, opere accessorie e impatti sulle zone abitate.
La pianificazione urbanistica deve prevenire i problemi,
non rincorrerli quando ormai è difficile rimediare.
Caro Sindaco ascoltare un fisico non significa accettare ogni sua conclusione senza discuterla. Significa verificare i dati, approfondire le criticità e chiedere studi indipendenti quando sono in gioco trasformazioni tanto importanti.
Il professor Manera ha offerto elementi concreti su cui aprire un confronto. Le sue stime possono essere verificate, i modelli approfonditi e le soluzioni confrontate. È proprio così che dovrebbe funzionare una decisione pubblica seria.
Il Sindaco ha la responsabilità politica di assicurarsi che questi aspetti siano valutati prima di decidere il futuro della città.
Forse il problema è che i megawatt si contano facilmente, gli investimenti fanno bella figura e le grandi opere riempiono le presentazioni. I disagi quotidiani, invece, rischiano di finire nelle note a piè di pagina.
Ma Magenta non è un terreno vuoto. È una città abitata. E chi risiede vicino al Campus Data Center non può essere considerato una variabile trascurabile in un progetto di questa portata.
Chiediamo un incontro pubblico per fare chiarezza sul progetto
e verificare, dati alla mano, che tutto sia davvero sotto controllo.
Le tesi di Manera possono risultare scomode, ma la soluzione non è ignorarle.
Perché ascoltare gli esperti non è un segno di debolezza politica.
E allora, caro Sindaco, la domanda finale è molto semplice: volete governare consapevolmente una trasformazione che può incidere per decenni sulla città, oppure preferite scoprire strada facendo quali saranno le conseguenze?
Un Data Center può anche essere presentato come una grande opportunità.
Ma un’opportunità non diventa automaticamente un buon progetto soltanto perché qualcuno la definisce tale.
E soprattutto non può diventarlo a spese dei cittadini che vivono accanto alla struttura.

