Onore a Francesca Albanese, vergogna all’Italia zerbino
11 Luglio 2025Mentre Albanese denuncia il genocidio, il governo Meloni si inginocchia a Washington
Nel mondo capovolto in cui viviamo, denunciare un crimine è più pericoloso che commetterlo. E se a farlo è una donna, una giurista, una voce libera e italiana come Francesca Albanese, allora scatta immediatamente la scomunica delle potenze atlantiche. Gli Stati Uniti, con la consueta arroganza imperiale, la mettono nel mirino delle sanzioni. Israele mobilita milioni in propaganda tossica per diffamarla, manipolare le ricerche online, alterare la percezione pubblica.
E il governo italiano? Semplicemente sparisce.
Vigliacco,
Silente,
Zerbinato.
Mentre Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, pubblica un rapporto giuridicamente impeccabile sui crimini di guerra israeliani e sul vergognoso business che li alimenta (tra i complici: Amazon, Alphabet, Palantir…), il governo Meloni sceglie il silenzio più vile. Nessun comunicato ufficiale, nessun sostegno, nessuna difesa di una cittadina italiana attaccata con violenza solo per aver fatto il proprio dovere.
Meloni lacchè di Trump
Anzi, l’impressione è che a Palazzo Chigi tiri una sola aria: quella della sudditanza. Perché oggi, in Italia, il vero crimine è disturbare il manovratore. E se a infastidirsi è la Casa Bianca o il governo di Netanyahu, allora l’Italia non reagisce: abbassa il capo, chiude la bocca, cancella la dignità.
Israele, intanto, porta la propaganda a un nuovo livello di bassezza: video falsi creati con l’intelligenza artificiale, pagine sponsorizzate per oscurare le fonti indipendenti, accuse ridicole di legami con Hamas. Un’aggressione digitale e diplomatica senza precedenti, che ha come unico scopo ridurre al silenzio chi osa dire la verità. E Francesca Albanese, donna, italiana, libera e non asservita a nessun apparato, è il bersaglio perfetto.
In un Paese serio, il Parlamento avrebbe già chiesto spiegazioni. Tajani avrebbe convocato l’ambasciatore americano, esigendo rispetto per una rappresentante dell’ONU che porta il nostro passaporto. Invece no. Tajani si dilegua, Meloni si nasconde, il governo si inginocchia. E l’Italia, quella ufficiale, quella delle istituzioni, ancora una volta si comporta da Paese satellite, senza spina dorsale, senza coraggio, senza vergogna.
Ma noi non ci stiamo
Noi stiamo con Francesca Albanese.
Con chi ha il coraggio di dire che il genocidio è genocidio, anche quando chi lo compie indossa il vestito dell’“alleato”.
Con chi espone la verità, anche se costa l’isolamento.
Con chi dimostra che l’etica, se non serve a proteggere i più deboli, è solo una maschera ipocrita.
In un’epoca in cui la verità viene linciata, chi la difende diventa un faro. E noi, da sinistra, ci inchiniamo solo davanti a questo: non davanti agli idoli della NATO, né ai dittatori “amici”, né ai padroni d’Oltreoceano.


