Grazie Giorgia, Antonio, Ignazio e Matteo !

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14 Luglio 2025 0 Di admin

Trump ci ha fatto lo sconto… del 70%! Solo il 30% di dazi per i fedelissimi in ginocchio

Doveva essere l’inizio di una nuova era, quella dell’Italia “potenza rispettata” sulla scena internazionale, finalmente “centrale” nei tavoli che contano. Invece ci siamo ritrovati… al banchetto, ma nel menù.

Donald Trump, l’amico degli amici, il messia della destra sovranista, il nuovo imperatore con la bandiera a stelle e strisce e il cappellino rosso, ha deciso di colpirci con dazi del 30% su prodotti europei.
E indovinate?
Anche l’Italia – quella “patriottica”, “autorevole”, “non più sottomessa a Bruxelles” – è stata servita.
A fette. Come un buon prosciutto di Parma, che ora però rischia di diventare troppo caro anche per gli americani.

Eppure il 4 luglio, a Washington, la nostra delegazione si è presentata in modalità pellegrinaggio. Tajani con lo sguardo sognante, Meloni in tenuta istituzionale, Salvini sorridente come un fan alla convention dei suoi sogni, e La Russa che mancava solo si presentasse in giubba nordista per farsi fotografare meglio.
Tutti lì, a omaggiare l’uomo che, nel giro di una settimana, ha dimostrato che la sua idea di “alleato” è molto simile a quella di un padrone che ti bastona mentre ti ringrazia per avergli lucidato le scarpe.

Altro che diplomazia vincente. Altro che strategia atlantica. Altro che centralità italiana.

Il risultato concreto della politica estera firmata Meloni-Tajani?
Un conto salato per migliaia di imprese italiane che esportano negli Stati Uniti. Vino, formaggi, moda, meccanica: settori strategici colpiti da dazi che renderanno i nostri prodotti meno competitivi, più costosi, meno attraenti.
Un colpo durissimo a chi lavora, produce, innova. E il paradosso? A pagare saranno anche quegli imprenditori che avevano creduto nella favola della destra del “fare”, dei “rapporti forti con Washington”, della “sovranità che paga”.

Sì, paga: in dazi

Questa destra che si gonfia il petto con la parola “Patria” ha portato l’Italia a essere trattata come un fornitore da spremere, non come un alleato da rispettare. Altro che “America First”: qui è “Italy Last”, con tanto di inchino e foto ricordo.

E mentre loro brindavano il 4 luglio sotto i fuochi d’artificio americani, le imprese italiane preparavano le contromisure: licenziamenti, tagli, riorganizzazioni. Ma tranquilli, arriveranno i post trionfali su X, con Tajani che ci spiegherà che è “colpa di Bruxelles” e Salvini che darà la colpa… al formaggio francese.

Non resta che una certezza

ci avevano promesso che con loro al governo l’Italia si sarebbe alzata in piedi. Invece, davanti a Trump, si sono inginocchiati. E ci hanno fatto inginocchiare tutti