Augias, Zerocalcare e il rifiuto necessario alla normalizzazione dell’odio

Augias, Zerocalcare e il rifiuto necessario alla normalizzazione dell’odio

5 Dicembre 2025 0 Di admin

In un panorama culturale in cui troppo spesso tutto si confonde, dove le parole perdono peso e i valori sembrano negoziabili, la scelta di Corrado Augias — affiancato da Zerocalcare e da altri autori — rappresenta un raro lampo di coerenza democratica. Non partecipare a Più libri più liberi per la presenza di un editore apertamente filonazista non è un gesto simbolico: è un atto di responsabilità civile, un promemoria urgente sul confine che non può essere oltrepassato.

La lettera di Augias — lucida, ferma, incapace di cedere a qualsiasi ambiguità — lo dice con una semplicità disarmante: la tolleranza ha un limite. Non verso le persone, ma verso le idee che negano l’umanità stessa. Augias ricorda un episodio emblematico: il dialogo tra Vittorio Foa e Giorgio Pisanò. Due visioni del mondo inconciliabili. E la frase di Foa, scolpita nella storia repubblicana: “Abbiamo vinto noi la guerra e lei oggi è senatore; se aveste vinto voi io sarei in galera.”
Ecco la differenza reale tra libertà e repressione, tra pluralismo e totalitarismo. Ed ecco perché ogni tentativo di mettere tutto sullo stesso piano è non solo insensato, ma pericoloso.

Chi sostiene ideologie nate per discriminare, perseguitare, annientare non può essere trattato come un interlocutore qualsiasi; e un editore che rivendica apertamente simpatie neonaziste non può essere accolto in uno spazio culturale senza che ciò equivalga a una forma di legittimazione.

Augias lo dice con sobrietà ma con estrema precisione: non vuole imbrattare le vetrine di nessuno, non vuole impedire a quell’editore di esistere o di pubblicare — perché questa è la democrazia. Ma non è disposto a condividere con lui nemmeno un metro di spazio. Perché questa è la democrazia: la libertà di rifiutare la normalizzazione del male.

Ed è questa scelta che oggi dovrebbe interrogare chi, invece, minimizza o invita a “non fare polemiche”. Ci siamo abituati a tutto, perfino alla presenza pubblica di chi inneggia a ideologie criminali. Ci siamo assuefatti all’idea che l’estremismo sia solo un’opinione tra le tante, che il nazismo sia un “punto di vista” e non ciò che è: una macchina storica di sterminio e di disumanizzazione.

In questo clima torbido, in cui l’indignazione sembra spesso un esercizio di facciata, il gesto di Augias e di chi come lui ha detto “io no” risuona come una presa di posizione limpida, forse controcorrente, ma necessaria. Non è un rifiuto contro qualcuno: è un sì a ciò che dovrebbe essere ovvio — la dignità, la storia, la responsabilità della memoria.

A chi minimizza, a chi parla di “censura”, di “intolleranza”, di “pluralismo”, si potrebbe semplicemente rispondere con le parole di Augias: c’è una differenza tra l’intolleranza caratteriale e l’adesione consapevole a un’ideologia criminale. Ed è dovere morale riconoscerla.

La cultura non è un salotto neutrale. Non può essere un luogo che accoglie tutto indistintamente, come se ogni idea fosse ugualmente legittima. La cultura è — deve essere — anche scelta, anche limite, anche rifiuto.

Augias, Zerocalcare e gli altri lo hanno ricordato a tutti noi.
Hanno detto “io no”. E in un tempo come questo, quel “no” vale più di mille discorsi.