La linea di Schlein è chiara

La linea di Schlein è chiara

5 Dicembre 2025 0 Di Andrea Friggi

Difendere il PD da chi ne indebolisce la credibilità

L’antisemitismo si combatte con serietà, non con leggi confuse

Nel Partito Democratico torna a ripetersi un vecchio copione: piccole minoranze interne, spesso più attente alla propria esposizione personale che alla tenuta collettiva, intervengono su temi cruciali con iniziative politiche improvvisate, confusive e potenzialmente dannose. È il caso della recente proposta di legge in materia di antisemitismo, presentata da alcuni parlamentari del PD, che ha riaperto una ferita che la segreteria di Elly Schlein sta cercando con fatica e rigore di ricucire: la distanza tra una linea politica netta, progressista, coerente e un mondo di posizionamenti estemporanei che finiscono, consapevolmente o meno, per offrire acqua al mulino della destra.

La proposta in questione è, nei fatti, una norma irricevibile

Pretende di intervenire su un tema gravissimo e reale – l’antisemitismo – con strumenti confusi che rischiano di soffocare non l’odio, ma la critica politica. Combattere l’antisemitismo significa difendere le persone ebree, la loro sicurezza, la loro dignità. Non significa imbavagliare le più che legittime critiche al governo israeliano e alle sue responsabilità politiche e militari, tanto più in una fase storica drammatica in cui crescenti settori del mondo progressista denunciano violazioni del diritto internazionale e condizioni inaccettabili per i civili palestinesi.

La giustizia non si difende censurando il dissenso. E una sinistra seria questo lo sa.

Il problema non è dunque solo nel merito tecnico di una legge mal congegnata; il problema è politico. Alcuni dei promotori dell’iniziativa sembrano non rendersi conto che il PD non può permettersi, oggi più che mai, di generare confusione sulla propria posizione internazionale, né di apparire allineato alle letture securitarie e semplificatrici del centrodestra. Questo modo di procedere non aiuta la comunità ebraica, non aiuta la lotta all’antisemitismo, e soprattutto non aiuta il Partito Democratico.

La verità è che alcune figure, pur formalmente interne al PD, svolgono di fatto un ruolo perfettamente funzionale alla narrazione e agli interessi della destra. Una destra che attende solo un pretesto per accusare Schlein e il PD di ambiguità, di divisioni, di estremismo o di incapacità di esprimere una linea chiara. E quel pretesto, puntualmente, certe minoranze glielo consegnano su un piatto d’argento.

Sono dinamiche che conosciamo bene: sono le stesse che hanno portato il partito al 16% prima della fase di rilancio. Gruppi dirigenti che si parlano addosso, che preferiscono farsi notare piuttosto che costruire, che scelgono la contraddizione interna anziché l’opposizione esterna. E tutto questo mentre il corpo largo degli iscritti, degli elettori e dei simpatizzanti riconosce nella linea di Elly Schlein – sui diritti, sul lavoro, sulla pace, sull’ambiente – un orizzonte finalmente chiaro, coerente, credibile.

La realtà dei fatti è semplice: la maggioranza del partito sta facendo bene

Sta ricostruendo radicamento, offrendo una visione sociale ed ecologica, riconnettendo il PD al suo popolo, anche a quello che oggi è ancora sfiduciato e resta lontano dalle urne. Questo processo non ha bisogno di ostacoli interni, di ambiguità, di continue incursioni auto-referenziali che finiscono solo per alimentare critiche ingiustificate verso il PD nel suo insieme.

La domanda è dunque inevitabile:
quando il PD smetterà di farsi male da solo? Quando deciderà davvero di non aiutare più Meloni e la destra con divisioni tutte interne e assolutamente evitabili?

Difendere la segreteria di Elly Schlein non significa blindare la discussione, ma ricordare che un partito è più forte quando cammina nella stessa direzione.

E la direzione, oggi, è quella di un PD progressista, europeista, chiaramente alternativo alla destra, capace di difendere i diritti di tutti e allo stesso tempo di esercitare una critica ferma e autonoma sulle politiche dei governi, anche quando si tratta di Stati alleati.

Un Partito serio e Democratico non può accettare che la lotta all’antisemitismo – un tema che richiede serietà, profondità e responsabilità – venga trasformata in una passerella o in un gesto identitario privo di efficacia. La linea politica del Partito Democratico deve continuare a essere lucida, coerente e coraggiosa. E deve farlo insieme, senza lasciarsi trascinare ogni volta nelle contraddizioni di chi, in nome della propria visibilità, dimentica il bene comune del partito e del Paese.