Data Center a Magenta: “La città non è merce”

Data Center a Magenta: “La città non è merce”

30 Maggio 2026 0 Di admin

Intervista al Capogruppo PD Matteo Di Gregorio

C’è una Magenta che non si piega alla logica del fatto compiuto e del profitto a breve termine. Dopo la denuncia via social che ha sollevato il velo sul mega-progetto nell’area ex Novaceta, abbiamo intervistato Matteo Di Gregorio, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale. Con lui analizziamo quello che definisce un vero e proprio vulnus democratico per la città.

D: Di Gregorio, partiamo dalle altezze. L’Amministrazione parla di edifici alti 17,5 metri, voi invece dite che si arriva a 26,6 metri. Dove sta il punto?

R: Il punto è molto semplice: ci hanno raccontato una parte della verità.

È vero che il corpo principale degli edifici arriva a 17,5 metri, ma sopra sono previsti altri 9 metri di locali tecnici. Locali che non sono trasparenti, non sono invisibili e non spariscono solo perché vengono chiamati “volumi tecnici”.

Per chi abita lì vicino, quei 9 metri in più si vedranno eccome. Significa più impatto visivo, più volume, più ombra, più trasformazione del paesaggio urbano.

Parliamo di cinque edifici enormi, alti come palazzi di 8 o 9 piani, a pochi metri dalle case. E già questo basterebbe per pretendere un confronto serio con la città.

Ma il problema vero è ancora più grande: in quell’area non si sta discutendo di un generico “polo tecnologico”, ma di cinque data center, una sottostazione elettrica e 141 generatori di emergenza a gasolio.

Dai documenti emerge anche che questi generatori potrebbero entrare in funzione non solo in caso di blackout, ma anche durante le attività di manutenzione. A questo si aggiungono gli impianti di raffreddamento ad aria, con ventole e sistemi tecnologici attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Quindi il tema non è solo estetico. È acustico, ambientale, urbanistico e soprattutto politico.

D: Il Sindaco e la maggioranza parlano però di 13 milioni di euro per il Comune. Non è comunque un’occasione importante?

R: Certo che 13 milioni sono tanti. Nessuno lo nega.

Ma il problema è proprio pensare che tutto possa essere ridotto a un assegno.

Dietro quei 13 milioni ci sono persone, famiglie, case comprate spesso con i risparmi di una vita. Ci sono cittadini che rischiano di vedere peggiorare la propria qualità della vita, tra rumore, impatto visivo, traffico, emissioni e svalutazione delle abitazioni.

Allora la domanda è semplice: quei soldi valgono tutto questo?

Perché amministrare una città non significa solo riempire le casse comunali. Significa anche tutelare chi quella città la vive ogni giorno.

L’interesse pubblico non è fare cassa a ogni costo. L’interesse pubblico è trovare un equilibrio tra sviluppo, ambiente, salute, qualità della vita e rispetto dei cittadini.

E qui questo equilibrio, sinceramente, non lo vediamo.

D: La maggioranza dice che l’opposizione sapeva tutto e non ha fatto nulla. Come risponde?

R: Rispondo che è falso. E che fa anche un po’ sorridere, visto che la città la governano loro da anni.

Nel gennaio 2025 abbiamo fatto accesso agli atti per capire a che punto fosse la bonifica dell’ex Novaceta e quali fossero le intenzioni del privato.

A febbraio ci sono arrivati centinaia di documenti tecnici. Li abbiamo letti, studiati, analizzati. E in quegli atti non si parlava di cinque data center, non si parlava di 141 generatori a gasolio, non si parlava di un’infrastruttura di queste dimensioni.

Si parlava genericamente di “polo tecnologico”.

Anzi, in alcuni documenti veniva evidenziato che l’assenza di generatori di emergenza escludeva l’ipotesi di un data center.

Oggi invece scopriamo un progetto completamente diverso: cinque edifici, sottostazione elettrica, volumi tecnici, generatori e impianti attivi giorno e notte.

Quindi no: non accettiamo che chi governa provi a scaricare sull’opposizione responsabilità che sono tutte politiche e amministrative.

Se davvero l’Amministrazione ritiene che quel progetto sia positivo, abbia almeno il coraggio di difenderlo davanti alla città, non di nascondersi dietro accuse ridicole.

D: Lei parla spesso di mancanza di trasparenza e coinvolgimento. Cosa avrebbe dovuto fare l’Amministrazione?

R: Avrebbe dovuto fare una cosa molto semplice: parlare con la città.

Convocare assemblee pubbliche vere, incontrare i residenti, spiegare il progetto prima e non dopo, mettere tutti nelle condizioni di capire cosa sarebbe successo in quell’area.

Invece si è preferito raccontare il progetto a pezzi: prima il “polo tecnologico”, poi l’assegno da 13 milioni, poi le rassicurazioni sulle altezze, poi la frase “non c’è ancora niente di certo”.

Ma intanto si annuncia la volontà di sottoscrivere la convenzione entro fine giugno.

Questo modo di amministrare non va bene.

Perché una scelta che può cambiare il volto di Magenta per i prossimi 30 o 40 anni non può essere decisa nelle stanze chiuse, senza un coinvolgimento vero dei cittadini.

D: In conclusione, cosa rischia Magenta?

R: Magenta rischia di subire una scelta enorme senza averla mai davvero discussa.

E forse il problema è proprio questo: quando un Sindaco governa quasi ininterrottamente da così tanti anni, rischia di convincersi che la città debba essere soltanto come la immagina lui.

Ma una città non appartiene a chi la governa. Appartiene ai cittadini, ai quartieri, alle famiglie che la vivono ogni giorno.

Qui non sono in gioco le prossime elezioni. Qui è in gioco il futuro di Magenta per i prossimi decenni.

E se uno abitasse a pochi metri da quel futuro data center, forse capirebbe meglio che questa non è una battaglia ideologica. È una battaglia di buon senso, di trasparenza e di rispetto verso un intero quartiere.

Noi non siamo contro lo sviluppo. Siamo contro l’idea che lo sviluppo possa essere imposto dall’alto, senza ascolto e senza considerare l’impatto reale sulle persone.

Magenta non appartiene a chi governa, Magenta è dei cittadini, delle famiglie e di chi la vive ogni giorno. È proprio per questo i cittadini meritiano verità, trasparenza e rispetto.