Dal Rinascimento Magentino a Ponzio Pilato
17 Giugno 2026Cronaca di una rinascita a rischio esplosione
Per 4 anni ci hanno raccontato il “Rinascimento Magentino”
Una nuova stagione di splendore, sviluppo, partecipazione e visione.
Poi è arrivato il progetto del Campus Data Center.
Un investimento gigantesco destinato a trasformare un’area industriale a ridosso di un quartiere densamente abitato e a poche centinaia di metri dal centro cittadino.
Un progetto rimasto a lungo custodito nelle stanze riservate di Palazzo Formenti, che un sindaco avventato e il suo assessore alla partita hanno scelto di sbandierare pubblicamente attraverso un maxi assegno da cifre milionarie. Una mossa che, inevitabilmente, ha acceso l’attenzione e sollevato legittimi interrogativi di natura ambientale, sanitaria e urbanistica da parte di numerosi cittadini.
Per mesi, infatti, Sindaco e assessore hanno scelto la strada del silenzio. Nessuna informazione preventiva ai cittadini, nessun confronto pubblico, nessuna spiegazione approfondita.
Del resto, secondo la nuova teoria della trasparenza magentina, un progetto esiste soltanto quando qualcuno decide che può essere raccontato.
Oggi però, dopo che l’Istituto Superiore della Sanità ha trasmesso le proprie osservazioni istruttorie e le richieste di integrazione, la narrazione cambia improvvisamente.
Gli amministratori rivendicano la correttezza del proprio operato, sostenendo che non fosse opportuno esprimersi su un investimento ancora soggetto al vaglio degli organi competenti.
Curiosa interpretazione della trasparenza… si sceglie di tacere quando le procedure lo impongono e di parlare soltanto dopo, per rivendicare la propria apertura.
Ma il vero capolavoro arriva quando si tratta di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. A quel punto il Comune sembra trasformarsi in un semplice passacarte. Le domande vengono demandate direttamente alla società proponente, come se l’amministrazione locale fosse una spettatrice esterna e non il soggetto politico chiamato a rappresentare gli interessi della comunità.
Colpisce che la società proprietaria dell’area abbia scelto di informare prima stampa e radio locali, anziché utilizzare il canale ufficiale del Comune, che dovrebbe essere il garante dell’intera operazione di riqualificazione.
Una scelta che sembra attribuire agli amministratori un ruolo puramente di comparsa, utili quando c’è da avallare il progetto, molto meno quando c’è da spiegarlo ai cittadini (e già dimentichiamo che la VIA non è completata)!
Un modo decisamente creativo di interpretare il rapporto tra istituzioni, trasparenza e rispetto dei ruoli
Ed è qui che il Rinascimento cede il passo a un atteggiamento che richiama tempi ben più oscuri, quelli di Ponzio Pilato.
Perché il gesto ricorda inevitabilmente quello di Ponzio Pilato: lavarsi le mani.
Non sappiamo, non decidiamo, attendiamo la VIA. Ci penseranno gli enti. Ci penserà la società. Noi osserviamo.
L’assessore, nel frattempo, si lancia in una veemente difesa del procedimento (rigorosamente solo su canali social), liquidando come “demenziale” il richiamo a scenari di rischio legati alla presenza di oltre 5.500 tonnellate di idrocarburi e alle normative della Direttiva Seveso III.
Un termine forte. Forse troppo forte.
Ancora più sorprendente è il tentativo di ridimensionare le osservazioni formulate dagli enti competenti come una semplice routine amministrativa. Peccato che tra queste figurino anche richieste dell’Istituto Superiore di Sanità relative agli impatti sulla salute pubblica e sulla qualità dell’aria.
Dettagli, evidentemente.
Secondo la logica dell’assessore, il fatto stesso che vengano chieste integrazioni dimostrerebbe il corretto funzionamento del procedimento. Vero. Ma proprio perché il procedimento funziona, emergono criticità che meritano attenzione e approfondimento. Non applausi preventivi.
Poi c’è la questione delle osservazioni presentate dai cittadini e dai comitati. L’assessore sostiene che chi dichiara di essere contrario al data center dovrebbe chiedere il blocco dell’opera e non avanzare modifiche o prescrizioni.
Un ragionamento singolare.
È come sostenere che un medico non possa contestare una diagnosi senza prima dichiarare morto il paziente. Le osservazioni tecniche servono esattamente a verificare la sostenibilità di un progetto, ad evidenziarne le criticità e, se necessario, a dimostrarne l’incompatibilità con il contesto territoriale.
Ma forse la parte più affascinante della vicenda è l’evoluzione del concetto di trasparenza.
- Prima non si poteva parlare perché la procedura era in corso.
- Adesso non si può criticare perché la procedura è in corso.
- Domani, se il progetto verrà approvato, probabilmente ci diranno che ormai è troppo tardi perché la procedura si è conclusa.
Un meccanismo perfetto.
Nel frattempo il Rinascimento Magentino continua a essere evocato a ogni occasione utile. Peccato che, osservando questa vicenda, più che ai fasti di Firenze venga da pensare a un’altra immagine storica: quella di un governatore che, di fronte alle proprie responsabilità, prende una bacinella d’acqua e si lava accuratamente le mani.
Con una differenza.
Ponzio Pilato, almeno, non pretendeva di chiamarla trasparenza.


