“Non ci hanno visto arrivare”

“Non ci hanno visto arrivare”

19 Agosto 2026 Off Di Gimmi

Ripercorriamo quella spinta di rinnovamento a Magenta, tre anni dopo

Era il 26 febbraio 2023 quando Elly Schlein, subito dopo la vittoria alle primarie del Partito Democratico, pronunciò la famosa frase “non ci hanno visto arrivare“, che sembrava riassumere perfettamente il clima di quella giornata.

Elly aveva appena compiuto un’impresa politica che, fino a poche settimane prima, sembrava tutt’altro che scontata.

Nel voto riservato agli iscritti, Stefano Bonaccini era risultato nettamente avanti: 52,9% contro il 34,9% di Schlein. Ma alle primarie aperte a elettori e simpatizzanti il risultato si era ribaltato: 53,75% a Schlein, 46,25% a Bonaccini.

Non era soltanto una vittoria personale.

Era, nelle parole della nuova segretaria, un mandato a cambiare il partito: nei volti, nel metodo e nella visione.

Con quella vittoria prendeva forma anche un PD dalla fisionomia chiaramente progressista, attento ai temi del lavoro, delle disuguaglianze, dei diritti, della sanità, della scuola pubblica e della transizione ecologica.

Una prospettiva che, al di là delle appartenenze politiche, sembrava voler restituire al partito un’identità più riconoscibile e riavvicinare quella parte di elettorato che negli anni si era allontanata dalla politica o non si era più sentita rappresentata.

E se vogliamo proprio misurare quanto quella domanda di cambiamento fosse sentita sul nostro territorio, beh, a Magenta il territorio rispose con un entusiasmo quasi imbarazzante: Schlein 257 voti, Bonaccini 105. Il 71% contro il 29%, un plebiscito tale da suscitare l’invidia di chiunque, e per giunta superiore persino alla media lombarda.

Insomma, altro che “non ci hanno visto arrivare”: a Magenta l’avevano vista arrivare, l’avevano applaudita e le avevano pure tenuto la porta aperta.

Quella sera i democratici di Magenta e i loro simpatizzanti, non si erano limitati a scegliere Elly Schlein ma avevano premiato una proposta di discontinuità, partecipazione e attenzione alle questioni sociali.

È interessante ricordarlo oggi, a distanza di tre anni, perché molte delle parole di quella campagna sono ancora presenti nel dibattito politico del PD: lavoro, diritti, sanità, scuola, disuguaglianze, ambiente.

Anche la costruzione di un campo progressista più ampio è diventata una componente importante della strategia del partito. La segreteria Schlein ha lasciato un’impronta precisa: il PD appare oggi più identificabile nella sua collocazione progressista e più orientato a costruire un’alternativa alla destra attraverso il confronto e la collaborazione con le altre forze dell’area.

Ma è proprio qui che il ricordo delle primarie diventa interessante, soprattutto se lo si guarda alla luce di ciò che è accaduto nel nostro territorio.

Perché una cosa è la trasformazione della linea politica nazionale, un’altra è capire quanto quella spinta sia riuscita a tradursi nella vita politica quotidiana di una città.

Mi permetto di sottoporre una mia personale riflessione, nulla più.

A tre anni di distanza, la fotografia mi sembra meno nitida. L’entusiasmo di quella domenica di febbraio, a cui ho partecipato con convinzione, sembra lontano e non perché le questioni sollevate allora abbiano perso importanza, ma perché è difficile ritrovare oggi, nella dimensione locale, la stessa sensazione di movimento e di aspettativa. È come se, a distanza di tre anni, la spinta al cambiamento avesse perso slancio.

Il risultato resta comunque lì, con la sua eloquenza quasi imbarazzante: 257 persone scelsero Schlein, 105 Bonaccini, una proporzione di oltre due a uno.

Un plebiscito che chiedeva, senza troppi giri di parole, entusiasmo, partecipazione e una proposta politica capace di guardare al futuro.

Ed è forse proprio questo il punto da cui ripartire oggi. La politica nazionale ha cambiato linguaggio, priorità e prospettiva; il PD ha ritrovato una fisionomia più definita e ha cercato di costruire un’area progressista più ampia. La domanda, semmai, riguarda la capacità di questa nuova fase di produrre effetti anche sul territorio – e a Magenta, secondo il mio punto di vista, il territorio per ora sembra ancora in attesa.

Quel 71%, in fondo, non è soltanto un dato statistico da tirare fuori nelle ricorrenze: è la testimonianza di una comunità che, nel febbraio del 2023, scelse con grande chiarezza una proposta di rinnovamento.

Perché forse il vero significato di “non ci hanno visto arrivare” non sta soltanto nella sorpresa di una vittoria, ma nel fatto che i cambiamenti iniziano spesso prima che qualcuno riesca a vederli.

A Magenta, quella sera, erano diventate visibili 257 persone.

Tre anni dopo, resta da capire se quella spinta abbia trovato un seguito, se si sia trasformata in una nuova stagione politica locale, oppure se sia rimasta semplicemente il ricordo di una domenica in cui sembrava davvero che qualcosa stesse per cambiare – e in cui, va detto, a Magenta ci avevano creduto più che altrove.

Ciò che sogni davvero non svanisce nel tempo: resta dentro di te, in attesa di essere vissuto.